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lunedì 3 dicembre 2007

Il Corsivo di Gabriele Cazzulini: Il Giorno dopo

IL GIORNO DOPO – Gabriele Cazzulini
La fase due dell’opposizione inizia con la dichiarazione di morte della Casa delle Libertà. Il nuovo slogan di Berlusconi è “dialogo”. In pochi giorni non solo la strategia dell’opposizione si è capovolta. E’ l’opposizione stessa che non c’è più. L’amministratore della Casa delle Libertà ha sfrattato i suoi inquilini che adesso cercano un nuovo tetto. Fuori i fedeli amici di ieri diventano aspri critici, mentre i vecchi nemici non sembrano così cattivi. Cambiano gli attori e cambia anche il copione. Cala il sipario sul brusco no a qualunque intesa, mentre va in scena una stagione di calore natalizio che fa dire sì alla riforma elettorale senza sbarrare la porta ad una più vasta riforma costituzionale. E’ finito il tempo delle spallate e degli sgambetti. Il governo tira un sospiro di sollievo e Prodi si prepara a mangiare un panettone molto più dolce dell’anno scorso. La sinistra radicale può sbraitare a squarciagola che intanto il governo è in una botte di ferro. Quindi le elezioni anticipate non sono più dietro all’angolo. Anche i fautori delle maggioranze variabili devono rinunciare alle loro geometrie politiche. Il groviglio che congiungeva maggioranza e opposizione si è assottigliato ad un unico segmento tra due punti: Veltroni e Berlusconi. Tutti gli altri si ritrovano a giocare in serie B. Bossi, Fini e Casini, ma anche Bertinotti e Diliberto, scoprono che oggi è più duro giocare al ricatto. Eppure Berlusconi non si trova in una posizione più comoda. A differenza di Veltroni, l’ex leader dell’opposizione non ha il governo e un nuovo partito dietro di sé, ma un partito, Forza Italia, che non può vincere un’elezione senza l’organizzazione di An e Udc e senza il consenso territoriale delle Lega. E poi resta la questione di sempre: la successione di Berlusconi, che a 72 anni può ancora sperare di vincere una campagna elettorale, ma non di fare il premier per altri cinque anni. Per ingannare l’attesa, la soluzione è l’improvvisazione: fuori il vecchio, largo al nuovo, ancora una volta. Se qualcosa non funziona, meglio disfarla. E’ l’arte di Berlusconi, che però non ama mettere in dubbio la sua validità.

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venerdì 16 novembre 2007

Il Corsivo di Gabriele Cazzulini: A bocca aperta.

A bocca aperta

In silenzio. A rileggere gli ultimi messaggi c'è da restare a boccaaperta, con gli occhi sbarrati nel vuoto e una vocina in stereofoniadal cervello e dalla coscienza che bisbiglia: siamo ritornatiall'asilo? Risposta tra il dubbioso e l'ironico: forse non ne siamomai usciti. Anzi: togliamo il forse. Come i fanciulli nell'intervallotra la lezione sull'alfabeto e quella sulle bella calligrafia, cimettiamo a giocare con le figurine dei nostri beniamini. Chi è piùforte? Chi è più bello? Capezzone o gli altri? Ci stiamo azzuffandosui nostri stessi politici. Se questa aspira ad esser ela crema dellacoscienza "lib", allora mi pare un po' acidula. Niente di grave. E' lasolita botta di nanismo che tormenta da intere generazioni la politicaitaliana. Più piccoli sono, più diventano Caino e Abele. Meno male cheera la sinistra a dividersi. Quale esempio stiamo offrendo? Lo stessosquallore. Quattro gatti in lite per una lisca di pesce. Abbiamotredici punti che ci sembrano i dieci comandamenti. Ma al posto di unpatriarca abbiamo quello che offre oggi il mercato: una combriccola dipolitici italiani. Purtroppo questa decaduta aristocrazia èaccompagnata da una corte dei miracoli col vizio di criticare in modocaustico proprio i suoi beniamini. Masochismo personale; della seriefacciamoci del male per fare del bene ai nostri avversari. Il bello èche questi litigi non corrono tra proposte alternative, tra progetti,ipotesi, soluzioni. Queste qui sono soltanto beghe. Stiamo impalati aversare inchiostro per dire che il mio beniamino è meglio del tuo.Questa smania di demonizzare e beatificare non porta da nessuna parte.Anzi: è la corsia preferenziale per l'autodistruzione. Ma in giro cisono già troppi finti martiri. Sono gli effetti perversi dellapersonalizzazione della politica. Quando gli occhi sono puntati sulleader, piccolo o grande, i temi cadono sullo sfondo. Il leader èfacile da gestire, attira l'attenzione, è un uomo in carne e ossa.Esaminare i problemi è un'impresa difficile perché richiede costanza ecompetenza. E' molto più gustoso guardare in tivù le esibizioni deileaders e poi chiosare su chi aveva il vestito più elegante o chi l'hasparata più grossa. La politica è spettacolo, quindi diamo spettacolopure noi sfogando rabbia, invidia e servilismo. Un trittico di grandivirtù per questa politica e per chi cerca di emulare questi politici.In queste condizioni vorrei sapere come condurre una qualunquebattaglia politica quando le battaglie le facciamo contro noi stessi.Ci proviamo a lavorare per un obiettivo e non solo pro o contro unapersona? Roba semplice, al confine con la banalità. C'è quasi davergognarsi a metterla per iscritto. Sarebbe anche cosa degna di unacoscienza politica matura quella di saper formulare giudizi di valoresui politici e poi trarre le conseguenze per se stesso. Un leader hatoppato? Cambiatelo pure, ma senza voler far cambiare idea agli altri.Salire in cattedra è facile. Ma i professori non fanno la politica. Silimitano a chiosarla. Fare le pulci ai politici, esibendosi in sterilie petulanti critiche, è come parlare di sesso quando si è ancoravergine. Niente di male; però fare davvero l'amore è tutta un'altra cosa

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