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mercoledì 31 ottobre 2007

Sul caso DeMagistris-Mastella-Prodi (2)

Ostellino ha torto. Certo, il principio enunciato oggi sul Corriere è condivisibile, tutti noi liberali vorremmo una magistratura imperniata di quella speciale virtù che nel mondo anglosassone è definita "selfrestraint" e che qui in italia è così poco conosciuta che non vi è una parola con la quale tradurla propriamente. Autolimitazione, ovviamente del proprio potere, riserbo, rispetto del proprio ruolo. Chi non si sentirebbe di condividere l'auspicio di una magistratura che si ispiri a tali encomiabili virtù?
Il punto è che le auspicate virtù "ordinarie" non possono essere rispettate in una situazione straordinaria. E non vi è dubbio che la situazione attuale sia straordinaria, in qualche modo simile a quella dell'epoca così detta di "mani pulite" (occorrerebbe ricodarsi che i politici corrotti c'erano davvero, non si trattò di un'invenzione della Procura di Milano). Oggi come allora si presenta di tutta evidenza la realtà di una classe politica che esercita il proprio potere con modalità di tipo mafioso, anche attraverso l'uso delle istituzioni pubbliche. Non è il Dottor De Magistris che ha dischiuso questa realtà, essa ci è evidenziata da varie pubblicazioni ("La Casta" e solo una tra varie pubblicazioni che svelano un mondo politico delinquenziale), ovvero da reportage giornalistici particolarmente attenti (c'è qualcuno che guarda Reporter su Rai Tre?) ma, soprattutto, dalla quotidianità della vita di tutti noi, spesso testimoni di abusi e violazioni di leggi da parte dei "potenti", ovviamente mai o quasi mai perseguite.
Ostellino dimentica che l'Italia di oggi è, al livello politico e dunque anche a quello istituzionale, una grande associazione per delinquere. Delinquono tutti, di destra e di sinistra, usando il potere legislativo loro conferito per confezionare leggi che li arricchiscono personalmente e come organizzazioni partitiche (per esempio con l'ignobile legislazione sui rimborsi elettorali, o quella sull'editoria di partito) per non parlare delle leggi che li proteggono, di fatto, salvo eccezioni più uniche che rare, da ogni indagine penale. C'è da meravigliarsi se a fronte di tanta strapotenza del potere politico non vi sia una lunga fila di persone, in tutte le branche dello Stato, disposta a spendersi per proteggere i propri protettori?
Io non riesco proprio a stupirmi, anzi mi stupirei del contratio, conoscendo i miei connazionali, usi infiammarci sulle questioni di principio sin tanto che non toccano il nostro personale tornaconto.
De Magistris e Forleo ci dicono che subiscono pressioni istituzionali. Io credo che ciò sia altamente probabile, e credo che in questa situazione non abbiano altra possibilità che appellarsi alla pubblica opinione, attraverso il quarto potere, ovvero l'informazione. C'è un film di qualche anno fa, con Robert Redfort che smaschera una vasta operazione di servizi segreti deviati: il protagonista si trova in un vicolo cieco, i suoi avversari sono potentissimi e lui è solo, cosa fa? Riferisce tutto alla stampa.
In un paese democratico solo l'informazione può garantire il controllo del popolo sul potere. Se il potere viene usato per finalità o con modalità non condivisibili è solo attraverso l'informazione che il popolo può mettere in moto la sua capacità di reazione democratica.
Per contro, se i De Magistris ed i Forleo tacciono la Casta-Cosca avrà facile gioco a tutto sepellire, anche eliminando quei rompicoglioni, così gli altri imparano a vivere.

Andrea Amati

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martedì 30 ottobre 2007

Sul caso DeMagistris-Mastella-Prodi

Come molti italiani seguo con attenzione la vicenda dei magistrati Cristina Forleo e Luigi De Magistris all’inizio e per molto, troppo tempo mi sono persuaso della giustezza di una posizione che recita più o meno cosi : “male ha fatto Mastella a mandare gli ispettori ad un magistrato che come noto indaga su di lui e sul presidente del consiglio, malissimo fa De Magistris ad andare in televisione o a rilasciare interviste ai giornali …..”.Questa affermazione suona politicamente corretta, sembra equilibrata e a dirla tutta è proprio comoda , permette di non approfondire troppo i fatti perché in fondo la ragione non sta da nessuna delle due parti. Amen.
Con il passare delle settimane, dopo la lettura di editoriali, corsivi, cronache e il racconto quotidiano che ne fa Bordin nella rassegna stampa di radio radicale comincio ad avvertire un certo disagio qualcosa proprio non mi quadra, comincio a parteggiare per i due magistrati, l’affermazione di cui sopra non ha più un suono così confortevole poi ho la (s)fortuna di vedere l’intervista in mezz’ora fatta da Lucia Annunziata a Luciano Violante su Rai 3 e di colpo capisco: Luciano Violante ad un certo punto afferma appunto che malissimo fanno i magistrati ad andare in televisione o a rilasciare interviste ai giornali .
Mi stropiccio gli occhi e ricordo le posizioni dell’ex magistrato Violante ai bei tempi del pool di Milano, al “resistere, resistere, resistere” di Borrelli delle giaculatorie a mezzo stampa fatte contro la legge Biondi che accorciava i tempi di prescrizione ma sopra ogni altra cosa ricordo e vi ricordo le fortissime posizioni espresse a quel tempo su tutti gli organi di informazione dell’ Associazione Nazionale dei Magistrati.
Ecco il punto dove è l’ANM? Ho la presunzione di pensare che il silenzio dell’ANM non sia dovuto a una sorta di ravvedimento, a una “nuova stagione” fatta di sobrietà e moderazione, ma più semplicemente che De Magistris (Mastella – Prodi -toghe lucane) e la Forleo (caso Unipol - Bnl ) siano quanto meno imbarazzanti se non nemici poiché non organici al centro-sinstra.
Ho provato a mettermi nei panni di DeMagistris, mi sono immaginato attaccato non solo (comprensibilmente) dal potere politico - economico oggetto delle mie indagini ma anche e soprattutto lasciato solo dai miei colleghi, dalla mia associazione, io probabilmente, lo confesso, avrei mollato voltarsi dall’altra parte è facile e non costa nulla. DeMagistris nò, ha provato a combattere con l’unica arma che gli è rimasta : la pubblica opinione.
Ora non sono più sicuro che malissimo fanno i magistrati ad andare in televisione o a rilasciare interviste ai giornali, e poi chi lo ha detto che fanno malissimo, è pacifico che non si devono compromettere le indagini o il processo con le esternazioni pubbliche, per il resto francamente mi chiedo se l’italia sarebbe stata un posto migliore senza le che il caso DeMagistris-Mastella-Prodi venisse a galla con tutto il suo fetore?

Paolo Rebuffo

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