I video di Dec!dereGenova

26/02/2008:Scambio di persona

09/02/2008:Si al Referendum

31/01/2008:La Fregatura

29/01/2008:Buon Compleanno!

18/01/2008: Così lontani, così vicini

08/01/2008: Largo al nuovo!

31/12/2007: Fermi tutti! napolitano e il gattopardo

19/12/2007: L'ordinaria follia di un paese normale

10/12/2007: Censis, il paese delle mucillaggini

05/09/2007:Ron Paul gets his Second Life


 

mercoledì 30 aprile 2008

Visco sei un figlio di ............

On line le dichiarzioni dei redditi di tutti gli italiani:

Un sentito ringraziamento dalle Mafie italiane ed internazionali. Da oggi ci sono centinaia di migliaia di nuovi bersagli in tutta Italia.

Spero che vengano a visitarti per primo.

Il Team di Dec!dereGenova

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Gianluca Alimonti: Biocarburanti, la ricerca paga

Un articolo apparso nei giorni scorsi su Science Daily annuncia un'importante scoperta nel settore dei biocarburanti prodotti da sostanze lignocellulosiche, altrimenti detti di seconda generazione.
I biocarburanti di prima generazione sono quelli che devono contare su colture alimentari come materia prima. Mais, soia, palma e canna da zucchero sono tutte ottime fonti facilmente accessibili di zuccheri, amidi e olii. I problemi maggiori con i biocarburanti di prima generazione sono numerosi e ben documentati dai vari media, e vanno dalle perdite di energia al netto delle emissioni di gas serra ad un aumento dei prezzi dei prodotti alimentari. Per dare l'idea della bassa produttività di questi biocarburanti, da un ettaro coltivato a mais si può arrivare a produrre una tonnellata di biodiesel: se i terreni italiani attualmente incolti (a meno che non ci sia qualcuno che preferisca andare in auto anzichè nutrirsi!...) fossero dedicati al mais per biodiesel, si riuscirebbe a soddisfare meno del 5% del parco trasporti nazionale. Non è certo una strada che porta lontano.
I biocarburanti di seconda generazione o lignocellulosici, utilizzano la biomassa di residui boschivi o dell'industria agroalimentare, coltivazioni a rapida crescita tipo il pioppo o il sempre più famoso e studiato Miscanthus in grado di produrre decine di tonnellate di biomassa per ettaro. I sistemi di produzione appositamente progettati utilizzano microrganismi per lavorare la materia prima dura come la cellulosa per estrarne zuccheri poi fermentati. In alternativa processi termochimici vengono utilizzati per trasformare la biomassa in liquido.
Il grosso vantaggio rispetto ai biocarburanti attuali è che possono utilizzare un bacino di raccolta di biomassa assai maggiore proveniente da coltivazioni che non entrano in conflitto coi prodotti alimentari ed hanno un bilancio energetico decisamente conveniente, una volta messi a punto i processi produttivi.
Ed è proprio in questo settore l'annuncio riportato da un articolo di "Chemistry & Sustainability, Energy & Materials", ove ricercatori dell'Università del Massachusetts-Amherst hanno annunciato la prima conversione diretta di sostanza lignocellulosica in benzina sintetica. Possono necessitare anni prima che questa benzina verde arrivi alle pompe dei distributori ma questa scoperta ha superato diversi ostacoli verso l'ingresso nel mercato. Questo processo richiede assai meno energia per produrre del biocarburante, avendo "un'impronta di carbonio" assai minore ed essendone più economica la produzione.
Il nuovo processo per la conversione diretta di cellulosa in benzina verde è all'avanguardia nel progetto "Greeen Gasoline" che la National Science Foundation assieme ad altre agenzie federali americane sta promuovendo. Nel rapporto "Breaking the Chemical and Engineering Barriers to Lignocellulosic Biofuels: Next Generation Hydrocarbon Biorefineries", presentato il primo aprile, viene descritto il piano per rendere la benzina verde una soluzione pratica per l'imminente crisi dei carburanti.
E' questa la ricerca a cui facevo riferimento nello scritto "La sfida per l'energia del futuro" apparso di recente su Sistema Università, su cui puntare con decisione se si vogliono trovare soluzioni vere alle problematiche energetiche del nostro Paese.
Quando si decidono investimenti nel campo delle Energie Rinnovabili è importante distinguere tra tecnologie mature, incentivandone la diffusione (Idroelettrico, Geotermico, Eolico, Solare termico), e quelle che invece necessitano ancora di importanti sviluppi, come l'esempio dei biocarburanti appena visto o il Fotovoltaico: per queste ultime anziché buttare ingenti capitali in strade non sostenibili, sono sicuramente più opportuni mirati e più limitati investimenti in R&S i cui risultati non sarebbero certi ma in caso di successo molto più utili sia per le nostre Università, sia per le aziende del nostro Paese che tornerebbero ad essere leader mondiali in questo settore, come lo erano nel passato.
Il Team di Dec!dereGenova

giovedì 24 aprile 2008

Lotta dura al CRIMINE!

TREMA CRIMINE...

E' reato coltivare in casa una piantina di cannabis - Cassazione ROMA, 24 aprile (Reuters) - Rimane un reato coltivare piante di cannabis sul balcone o giardino di casa per uso personale. Lo ha deciso oggi la Corte di Cassazione a sezioni unite, approvando la linea dura contro il parere del procuratore generale, che aveva chiesto di non considerare il fatto penalmente rilevante. Lo hanno riferito fonti giudiziarie. La Suprema Corte, presieduta dal primo presidente Vincenzo Carbone, ha aderito alla linea più intransigente nella repressione della coltivazione di piccoli quantitativi di marijuana, in contrasto con decisioni precedenti -- adottate dalle singole sezioni della Cassazione -- che avevano giudicato non penalmente rilevante la coltivazione di qualche pianta. Stamani nella sua requisitoria il pg Vitaliano Esposito aveva invece chiesto di non considerare perseguibile la coltivazione domestica.

Il Team di Dec!dereGenova

martedì 22 aprile 2008

Bisogna riformare i sindacati


Inefficaci, talvolta proprio inutili, spesso inutilmente dannosi, non più rappresentativi, autoreferenziali, privilegiati e difensori di privilegi obsoleti. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che si potrebbero appioppare ai sindacati e al sistema sindacale italiano stesso. Non lo scopriamo certo noi; il giuslavorista Pietro Ichino aveva già evidenziato una parte dei problemi in un libro uscito lo scorso anno. Ora è nelle librerie un nuovo volume, a firma Stefano Livadiotti, che attraverso dati statistisci assai precisi e considerazioni sostenute da un notevole numero di documenti, mette definitivamente sul banco degli accusati la Triplice e le polverizzatissime micro organizzazioni sindacali che infestano il mondo produttivo del nostro paese. Alcuni dati sono veramente impressionanti: gli iscritti ai sindacati sono complessivamente quasi 12 milioni, di cui il 50% sono pensionati e un quarto della rimanente metà appartiene alla iperprotetta e grantita categoria dei dipendenti statali. Gli operai, gli impiegati e i precari, cioè le categorie attualmente più deboli, sono rappresentati pochissimo. I funzionari sindacali sono 20.000, a cui va ad aggiungersi un numero imprecisato di distaccati presso le aziende e la pubblica amministrazione. Un esercito di personaggi spesso inutili che lavoricchiano e gongolano grazie a benefit assortiti e a puntuali buste paghe sindacali. Tutta questa gente costa un mare di quettrini alle organizzazioni sindacali che di conseguenza hanno necessità di grandi quantità di fondi. Tesseramento, percentuali dagli stipendi degli iscritti, regimi fiscali agevolati, Caf , patronati, contributi pubblici di ogni genere fanno dei sindacati una gigantesca e ricca macchina burocratica, arroccata sulle proprie posizioni e sui privilegi acquisiti. E' poi davanti agli occhi di tutti la spropositata facoltà di veto che hanno a disposizione; da anni immobilizzano il pubblico impiego a scapito della qualità e della meritocrazia; hanno contribuito in ampia misura alle crisi di aziende parastatali come Alitalia, Le Ferrovie, le Poste, L'Enav, L'Inps. Per non parlare dei problemi che creano in Banca d'Italia e in Rai e degli scioperi "a bassa motivazione" che costipano il sitema industriale italiano: un blindato statunitense schiaccia la zampa di un cammello nel deserto iracheno e i sindacati indicono lo sciopero ideolgico. Ridicolo, oltre che vergognoso. E, tragedia nella farsa, i vertici sindacali si arroccano nel conservatorismo, rifiutando ogni formula autoriformatoria o di rinnovamento. Morale della favola, o il nuovo governo intraprende una potente azione riformatrice oppure molto presto assissteremo ad un cataclisma di vaste proporzioni che coinvolgerà, per implosione, i sindacati stessi, l'industria privata e il pubblico impiego.

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venerdì 18 aprile 2008

Il diavolo veste Prodi, io verso Versace

Santo Versace, fratello di Gianni e alla guida dell'azienda di famiglia, eletto alla Camera dopo una campagna elettorale porta a porta di un mese intero:

«I problemi della nostra terra dipendono soprattutto da noi. Se per la stessa autorizzazione un'azienda deve aspettare due anni in Calabria e una settimana in Friuli con chi ce la dobbiamo prendere?». Nato a Reggio, Versace vive da anni a Milano: «Sono un terrone del Nord e capisco perché tanti emigrati votano Lega: sanno bene come al Sud si distrugge ricchezza»

sabato 12 aprile 2008

Facciamo finta.....

martedì 8 aprile 2008

L'ipocrita popolo del no


Quante volte ci siamo sentiti fare la predica dal pseudo-Verde di turno sul problema della diffusione delle energie rinnovabili in Italia?

Bene, sentite questa storia:
esattamente un anno fa la società Effeventi di Milano presenta alla capitaneria di porto di Termoli un progetto per la realizzazione di un parco eolico Off-Shore di 54 aerogeneratori per una potenza nominale di 165MW di produzione elettrica (bastanti per circa 120.000 famiglie!) ebbene per la legge italiana (fortunatamente) gli enti locali non sono competenti in materia di installazioni off-shore ma ahimè da qualche parte la centralina per la conversione dell'energia prodotta in una forma accettabile dalla rete elettrica va pur messa.

Risultato: Comuni costieri (compresi quelli abruzzesi), Province di Campobasso e di Chieti, Regione Abruzzo, associazioni ambientaliste (mancava all’appello soltanto la Regione Molise), si dissero ovviamente contrarie contestando la costruzione della centralina sulla spiaggia di Petacciato (sicuramente uno degli ultimi paradisi incontaminati della terra).

Ebbene oggi Effeventi ci riprova ma per la centralina è stata scelta la zona di costa termolese vicino alla foce del Sinarca.

Staremo a vedere anche perchè dal 4 aprile sono cominciati a decorrere i trenta giorni necessari per presentare eventuali contestazioni al progetto di parco eolico dopo di chè Effeventi potrà ottenere le necessarie autorizazioni per l'inizio lavori.
Tanto per fare qualche cifra Effeventi investirà in loco dai 160 ai 200 Milioni di euro con evidenti ricadute anche occupazionali.

DecidereGenova seguirà la vicenda, che a nostro parere mette in luce tutte le contraddizioni di una classe politica miope e incapace di Decidere.

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lunedì 7 aprile 2008

Par Condicio

giovedì 3 aprile 2008

ALITALIA: IL CASO VISTO DA PARIGI


Alitalia : Air France-KLM finit par jeter l'éponge


Le PDG d'Air France-KLM, Jean-Cyril Spinetta, a regretté «la rupture des négociations qui n'est pas de notre fait». Maurizio Prato, président d'Alitalia, a démissionné.

Suite à la rupture des négociations, Alitalia risque la faillite.

Sauf nouveau coup de théâtre, le projet de reprise d'Alitalia par Air France-KLM a fait une vraie sortie de piste. Après quatre mois de bataille, le groupe franco-néerlandais a jeté l'éponge hier soir. Il a rompu les négociations avec les syndicats de la compagnie aérienne italienne. Dès le départ, il avait considéré que la reprise d'Alitalia, au bord de la faillite, ne pouvait se faire sans leur accord. Le chef du gouvernement italien, Romano Prodi, a dénoncé hier soir «la grande erreur» et la «responsabilité» des syndicats d'Alitalia.

Selon Air France-KLM, les syndicats ont formulé des demandes nouvelles qui auraient conduit au maintien «d'activités induisant de lourdes pertes», indique le groupe dans un communiqué. Il s'agit de l'activité cargo, qu'Air France avait prévu d'arrêter en 2010, et d'une partie de la maintenance. Les syndicats ont également demandé que les services de fret soient maintenus et que la modernisation de la flotte soit engagée. Par conséquent, «les conditions d'une poursuite des négociations n'étaient plus réunies», a estimé la première compagnie aérienne mondiale. Le PDG d'Air France, Jean-Cyril Spinetta, a pris acte «avec regret de la rupture des négociations qui n'est pas de notre fait». Chez Alitalia, un conseil d'administration doit se réunir aujourd'hui, notamment pour trouver un nouveau patron. Le président de la compagnie italienne, Maurizio Prato, qui occupait ses fonctions depuis l'été et qui soutenait le projet d'Air France-KLM, a démissionné hier soir. La tâche qui lui avait été confiée par l'État italien, premier actionnaire d'Alitalia (49,9 %), s'est révélée une mission impossible.

Une ère d'incertitude s'ouvre pour Alitalia qui a collectionné pas moins de dix patrons en vingt ans. Hier, le ministre italien de l'Économie avait prévenu qu'en cas d'échec de l'offre d'Air France-KLM, la compagnie aérienne italienne serait placée sous «administration extraordinaire». Cette procédure implique une restructuration de l'entreprise. À moins que des investisseurs italiens plusieurs fois évoqués par Silvio Berlusconi ces dernières semaines se mobilisent enfin pour la compagnie nationale.

Levée de boucliers

La reprise d'Alitalia semblait pourtant aboutir. Fin décembre, après le retrait de Lufthansa puis la défaite d'Air One, Air France-KLM s'était retrouvé seul en lice. Il y a dix jours, le conseil d'administration d'Alitalia avait accepté la proposition de rachat de sa concurrente franco-néerlandaise. Pour sceller son offre définitive, Air France-KLM s'était donné un ultimatum, le 31 mars, pour parvenir à une entente avec les syndicats. Ces derniers n'ont pas digéré la restructuration drastique prévue par les Français : près de 1 600 emplois devaient être supprimés sur les 10000 que compte la branche transport aérien. Finalement, la levée de boucliers des syndicats, a eu raison de l'opiniâtreté franco-néerlandaise.

D'emblée, le chemin d'Air France-KLM a été semé d'embûches. La classe politique italienne ne lui a pas facilité la tâche. En particulier, Silvio Berlusconi, donné favori par les sondages pour les prochaines élections mi-avril à la tête du conseil, qui a changé d'avis à plusieurs reprises quant au bien fondé de l'opération. Le prochain gouvernement avait pourtant la charge de ratifier l'accord de reprise. Rien n'y a fait. Pas même le lobbying de Jean-Cyril Spinetta, qui a fait le déplacement à Rome en début d'année. Air France-KLM était attendu au tournant, notamment sur l'épineux dossier de l'aéroport de Milan-Malpensa qui avait mobilisé les élus de Lombardie.

(LeFigaro.fr)

http://www.lefigaro.fr/societes-francaises/2008/04/03/04010-20080403ARTFIG00399-alitalia-air-france-klm-finit-par-jeter-l-eponge-.php



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Per quanti di voi abbiano qualche conoscenza di francese: trovo sia interessante sapere cosa ne pensano i nostri "cugni" transalpini della tragicommedia italiana chiamata Alitalia.

-- dave

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martedì 1 aprile 2008

I sondaggi continuano con le scommesse


I broker inglesi se ne impippano dell'italico blocco dei sondaggi, ecco la situazione aggiornata delle quote che vedono vincente Walter Veltroni (in Blu) (ovviamente più alta è la quota più Silvio Berlusconi è dato vincente).
Se volete seguire l'andamento delle quote giorno per giorno andate qui.

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