I video di Dec!dereGenova

26/02/2008:Scambio di persona

09/02/2008:Si al Referendum

31/01/2008:La Fregatura

29/01/2008:Buon Compleanno!

18/01/2008: Così lontani, così vicini

08/01/2008: Largo al nuovo!

31/12/2007: Fermi tutti! napolitano e il gattopardo

19/12/2007: L'ordinaria follia di un paese normale

10/12/2007: Censis, il paese delle mucillaggini

05/09/2007:Ron Paul gets his Second Life


 

giovedì 31 gennaio 2008

Il Punto! (di Gabriele Cazzulini): La fregatura

Il Punto! (di Gabriele Cazzulini)

La fregatura




Buona visione
Il Team di Dec!dereGenova

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Marini l'esploratore


Il numero uno ha scelto il numero due. Napolitano ordina a Marini di indossare il casco del minatore, legarsi saldo ad una fune e calarsi, con la torcia accesa, nelle catacombe del potere romano alla ricerca di residui di una maggioranza perduta. Missione: fare un governo per fare la riforma elettorale. Impossibile? Come al solito, in Italia un governo non cade perché travolto da una slavina di dissenso, ma perché è bastato sottrarre un decimale nella sua sottilissima maggioranza. Ora basta aggiungere una manciata di senatori, e il gioco di prestigio è nuovamente riuscito – proprio come è riuscito dopo il voto del 2006. Mentre Marini l’esploratore si addentra nei meandri delle trattative più spregiudicate, cresce il bubbone dell’antipolitica. E’ naturale: questa politica si è così sputtanata che ormai l’antipolitica è già il sano buon senso stanco da questi logoranti intrighi di palazzo. In Italia la classe politica è talmente invisa al popolo che ogni elezione finisce per essere una strage di onorevoli trombati. Perciò Marini l’esploratore, anche se catapultato in una missione senza ritorno, può contare sicuramente sul sostegno di tanti, tantissimi colleghi in cui tremano le ginocchia.

mercoledì 30 gennaio 2008

Democrazia italiana


Sottotitolo: vademecum tascabile per viaggiatori stranieri di passaggio nella terra del Belpaese. Frasi di uso comune: se le elezioni terminano con un pareggio dei due schieramenti opposti, va al governo chi per primo canta vittoria. Della serie, il primo che canta è la gallina che ha fatto l’uovo. Purtroppo il paniere di Prodi è nato con le uova rotte e soprattutto ha rotto le parti intime degli italiani. Un tipico costume della nobiltà politica associato al cantar vittoria troppo presto è la famelica voracità con cui ogni portata, fetta e briciola di potere viene divorata. Gli entomologi della politica italiana descrivono questa peculiare tendenza col nome scientifico di “magna-magna”, termine che ha la sua radice nell’età antica della prima repubblica e nella sua forma di governo detta pentapartito, dove il prefisso greco “penta” si abbina alla radice “partito”, originalissima creazione italiana insieme alla mozzarella di bufala e al parmigiano reggiano. Altra frase di uso comune: per liberarsi di un governo truffaldino occorre incaricare la magistratura di dedicare un po’ del suo tempo al membro di quel governo che più di tutti da noia – e il gioco è fatto, cioè il governo è finito. Poi: quando un governo se ne va, che si fa? Regola numero uno: fermi tutti, almeno finché arrivano i soldi ogni mese. Regola numero due, direttamente mutuata dal Vaticano, suprema autorità morale in fatto di potere: morto un papa se ne fa un altro. Regola numero tre: per fare un altro governo basta inventarsi un’altra maggioranza. Non c’è bisogno di scomodare gli elettori, che nella loro primitiva inferiorità non possono certo comprendere gli arcani del potere. Anche se fanno perdere tempo e denaro, le elezioni sono una concessione che questi compassionevoli politici italiani ogni tanto regalano ai loro amati sudditi insieme al campionato di calcio, alla Ferrari e a Bruno Vespa. Intanto nella terra d’Italia, lussureggiante discarica a cielo aperto, le facce che governano non cambiano mai. Neppure dopo le elezioni. Benvenuti.

martedì 29 gennaio 2008

Un bluff tecnico


La via per le elezioni è come una porta girevole. Adesso sembra aperta. Ma potrebbe richiudersi presto. Napolitano è all’angolo, incapace di trovare una formula per convincere Forza Italia, quindi il centrodestra, ad aderire ad un nuovo governo senza passare per il voto anticipato. Ma anche Forza Italia si è arroccata sulla piazza e in questo modo si è auto-esclusa da ogni trattativa. Aut-aut è ancora una volta la posizione di Berlusconi, che però è abituato a capovolgere la sua strategia non appena si presenti l’opportunità giusta. Nel caso in cui le consultazioni cadessero in stallo, il piano d’emergenza di Napolitano può essere quello di ventilare una soluzione tecnica: un governo a scadenza ravvicinata affidato a Draghi oppure Montezemolo. E’ dall’autunno scorso che il governatore centrale ha avviato una sua personale esposizione politica criticando il livello dei salari – mentre Montezemolo è ormai un aspro commentatore dei guasti della politica, che vorrebbe riparare come fosse un vecchio motore automobilistico – ed è il principale sponsor di un governo tecnico. I poteri forti sono criticati dai partiti perché sono la culla di nuovi politici e nuovi partiti; ma sono un salvagente per le istituzioni in crisi. Vedi il governo Ciampi e il governo Dini. Sventolando il governo tecnico Napolitano potrebbe raffreddare la smania elettorale di Berlusconi e stipulare un accordo con Veltroni per una grande coalizione rosso-azzurra – il vero obiettivo di Napolitano. L'imperativo di Napolitano è sempre lo stesso: niente elezioni. Ma questa crisi è una porta aperta in cui può entrare e uscire un gran numero di ipotesi.

Il Giorno della memoria

Se memoria deve essere allora che sia completa. Postiamo volentieri un video in cui Leonardo Facco leader del Movimento Libertario ci "ricorda" cosa è stato il novecento.



Il Team di Dec!dereGenova

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Il pendolo di Berlusconi



Le consultazioni per risolvere la crisi di governo non sono confinate alle stanze del Colle, perché comprendono anche i segnali provenienti dalla piazza. La martellante pressione di Berlusconi per ottenere le elezioni anticipate ha bloccato la politica nelle mani del leader dell’opposizione. La regola di queste consultazioni è che senza il partito di Berlusconi non può formarsi nessun governo. Nonostante la propaganda per le elezioni subito e i sondaggi dalla parte di Berlusconi, anche l’ipotesi del governo di transizione può rivelarsi una vittoria per Forza Italia. Un governo a scadenza con Berlusconi e Veltroni potrebbe fare la riforma elettorale, evitando il referendum e preparandosi ad elezioni con un nuovo sistema elettorale ma soprattutto con nuovi partiti e nuove coalizioni. In questo momento Berlusconi può decidere il futuro della politica, che ancora una volta è polarizzata tra il palazzo e la piazza. Ma Berlusconi è abile a cambiare posizione: dall’opposizione dura e intransigente è passato al dialogo con Veltroni e adesso è di nuovo sulle barricate. La prossima mossa è quella decisiva: se Berlusconi ritorna al palazzo, la strada per il governo di transizione sarà in discesa. Altrimenti le consultazioni si concluderanno con il decreto di scioglimento delle camere.

domenica 27 gennaio 2008

Il Punto! (di gabriele Cazzulini): Buon Compleanno!

Il Punto! (di Gabriele Cazzulini)

Buon Compleanno!




Buona visione
Il Team di Dec!dereGenova

sabato 26 gennaio 2008

Riforme o parole


Le riforme sono diventate un luogo comune della politica da svariati decenni. Di riforme parlavano De Mita e Craxi. Oggi Veltroni e Fini ripetono gli stessi discorsi. Le riforme sono una retorica che ha formato un peso così opprimente da soffocare sia la prima che la seconda repubblica. Davanti all’ennesima implosione di un governo va di nuovo in scena l’emergenza riforme. Si parla di un governo tecnico-istituzionale che pretende di fare in pochi mesi ciò che non è mai stato fatto in interi decenni – ovviamente con successo – e senza un governo benedetto dal voto degli elettori, ma composto da una mischia di politici, tecnici ed esponenti istituzionali. Ma la realtà è diversa dalle parole. Appena nata dalle urne, una maggioranza, sia di centrosinistra che di centrodestra, è segnata da acute divisioni interne che si porterà fin nella tomba. Prodi docet. Figurarsi una maggioranza di post-comunisti, neo-centristi, liberali, socialisti, più professori di differenti orientamenti culturali, e più una pattuglia di rappresentanti delle istituzioni. La somma finale di questa allegra compagnia è lo stesso risultato che continua a venire fuori: l’impotenza. Le riforme sono interventi complessi ed estesi che scatenano forti conflitti sociali e politici. Non si fanno con un colpo di spugna. Servono leader aggressivi e maggioranze compatte e motivate. L’opposto del governo tecnico, che si rivela un altro espediente per continuare a parlare di riforme senza farle.

venerdì 25 gennaio 2008

Le lancette ferme


Finisce il governo Prodi, finisce un altro governo, come finivano tanti altri. Il tempo si è come pietrificato nella stanze del potere. La morte dei governi italiani è come quella di Abele: all’origine c’è sempre un fratricidio. Il peccato originale dell’8 settembre è diventato una mutazione genetica dell’uomo politico che diventa succube dell’istinto del tradimento. I governi non cadono perché sentono crollare sotto i piedi il terreno del consenso popolare. Cadono perché basta un manipolo di traditori col pugnale in mano ma senza nessun appello al senso di giustizia o ad una qualche sfilacciata moralità. E’ questione di potere, di interessi in collisione, di lotte interne per spartirsi un bottino divorato con famelica brama. Siamo sempre qui, con gli abiti sudati per l’autunno caldo, l’incertezza di chi non vede l’uscita dall’eterna transizione, coi nervi contratti ad ogni colpo di pistola per strada e i pugni in tasca quando la protesta è stanca delle parole. E’ l’Italia sotto naftalina, la cartolina del Belpaese appesa nel museo di storia antica. Fuori, nel mondo, gli orologi camminano.

giovedì 24 gennaio 2008

Elezioni o riforme? Sbagliato





Come avvoltoi sulle carcasse dei malcapitati. I vincitori del confronto parlamentare non hanno rifoderato le loro lame ancora unte della mortadella esanime. Adesso inizia il vero duello. Che fare? Elezioni anticipate, come raramente succede in un paese sotto il gioco comunista. Le chiede il centrodestra perché è quasi matematico che le vinca e perché dopo questo governo Prodi vincerebbe persino la coalizione di topo Gigio e del Commissario Basettoni. C’è un grosso rischio. Le elezioni anticipate funzionano alla meraviglia quando sono davvero ravvicinate rispetto alla caduta del governo, perché si può battere sull’anti-prodismo solo finché il ferro è caldo, cioè fino a che il Sig. Bianchi sente ancora il buco nella tasca per il salasso fiscale. Più passano i giorni e più si avvicina l’altro scenario. Il solito vecchio governo tecnico per tirare a campare ancora un paio d’anni, senza spendere i soldi di un’altra campagna elettorale. Poi nel 2009 ci sono le europee, quindi è meglio aspettare. Però nel 2010 arriva la tornata delle regionali e così si scivola comodamente al 2011, la scadenza naturale. Entrambe le alternative sono sbagliate. Le elezioni anticipate sono la soluzione da manuale. Semplice quanto giusta. Ma questo sistema dei partiti, sia a destra che a sinistra, non è in grado di governare. Al limite si può durare e non fare le pessime leggi del centrosinistra. Ma le grandi riforme di cui l’Italia ha un bisogno vitale restano tagliate fuori dalla portata, assai corta, di un nuovo governo di centrodestra. Peggio ancora il governo tecnico o istituzionale. E’ una vera offesa alla democrazia quella di mettere nelle mani di politici senza legittimazione popolare la responsabilità di governare – e anzi di procedere alle riforme strutturali. Il governo tecnico è la tomba della sovranità popolare perché non ha nessuna identità politica. Per fare le riforme occorre una salda volontà politica, e non un equilibrio di potere, perché le riforme servono proprio a questo: spezzare le concentrazioni di potere. Ma se il governo finisce proprio in mano a chi sarebbe spazzato via dalle riforme, allora il governo istituzionale si rivela per quello che è realmente: una scappatoia per salvare le istituzioni e non fare le riforme. Come sempre, il cuore della politica italiana batte nei partiti. Finché i due partiti maggioritari del centrodestra e del centrosinistra non avranno adottato una chiara strategia per il futuro, tutto rimarrà bloccato. Le coalizioni sono ancora troppo ampie e avvelenate dalle rivalità interne. Veltroni e Berlusconi subiscono ancora la competizione dei loro alleati, una competizione che spesso è rivolta a scalzarli. Il vero metro per misurare le strategie dei partiti sarà la riforma elettorale, l’unica, concreta minaccia per i partiti. Questa è la vera riforma che interessa i partiti, perché è sul nuovo sistema elettorale che si decide il prossimo governo. Se i due partiti maggioritari prevarranno nei loro schieramenti, non è da escludersi né l’elezione anticipata, ma con alleanze diverse dalle attuali e più omogenee, né un governo di intesa, senza professori e rappresentanti delle istituzioni. In entrambi i casi il rischio della politica prevale sugli interessi del potere, anche se la tentazione del potere, in questi frangenti, resta molto alta. Ma in Italia il potere è una gabbia che imprigiona i suoi detentori – questa è stata l’ultima lezione del Prof. Prodi.




Il candidato presidente e il candidato perdente

(di Gabriele Cazzulini)

Uno si chiama Barack Obama, professione senatore dell’Illinois. Segni particolari: pelle nera. L’altro è Valter Veltroni, sindaco di Roma che usa la sua melensa immagine come colla per restare attaccato al potere. Il primo è in gara per diventare presidente degli stati uniti; il secondo per continuare a fare l’eterno numero due di un premier senza futuro. L’unico tratto comune è appartenere ad un partito che ha lo stesso nome, partito democratico, che in America governa il congresso e in Italia è governa a vista. Obama ha scandalizzato l’opinione pubblica americana con la sua visione politica di un’unità di tutti gli americani, bianchi, neri, repubblicani e democratici, ricchi e poveri, giovani e anziani. E’ la politica della speranza, che sembra un remix della nuova alba di Veltroni. In Italia la speranza di Obama viene tradotta nel buonismo.

E’ sinonimo di fair-play, politically-correct e altri termini scritti in inglese ma dotati di un significato sconosciuto nel mondo anglosassone. In Italia lo scontro e la divisione sono sofferti come crisi della politica. In America sono la scintilla che fa scoccare la vitalità. Nell’algebra politica americana più conflitto vuol dire più opportunità di emergere – se gli altri restano indietro, vuol dire che quello è il loro posto. Da noi gli ultimi devono essere i primi. Anche senza aspettare il regno dei cieli. Obama rischia di intaccare il suo patrimonio di consensi perché la sua politica visionaria è indigesta allo stomaco realista degli americani. Gli elettori a stelle e strisce restano fedeli al loro sistema partitico dove ci sono due partiti che si scontrano senza esclusione di colpi e dove ci sono due candidati presidenti che si sfidano fino all’ultimo minuto. Invece gli italiani adorano sedersi a tavola tutti insieme, amici e nemici, perché la fame italiana, diversamente da quella americana, fa accontentare tutti pur di avere una briciola. Meglio l’uovo italiano che la gallina americana, anche se il paniere di Prodi è marcio. Più Veltroni spinge sul dialogo, più crescono i suoi consensi. L’importante è colare a picco tutti insieme, così che non ci siano vincitori. Veltroni ama i vinti, Obama ama vincere. In America hanno capito che la politica della mediazione non funziona. Anche in Italia la crisi terminale della politica conferma il fallimento delle riforme fatte col consenso di tutti per non dispiacere nessuno e quindi, alla fine, non cambiare nulla. La politica non è un piatto di spaghetti dove ce n’è per tutti. Costruire una maggioranza è la regola e non l’eccezione della democrazia, perché non è possibile trovare un consenso totale che escluda ogni dissenso e ogni avversario. Obama può fare il candidato presidente, perché vuole vincere la battaglia democratica per il potere. Valter può fare solo il candidato perdente, perché vuole il potere senza dover vincere – ma non è più democrazia.

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Ron Paul boicottato negli U.S.A

Negli stati U.S.A si stanno svolgendo le primarie del partito repubblicano, per scegliere il candidato alle future elezioni per la presidenza.In Nevada ha vinto le primarie tale mormone Romney col 51% di voti SEGUITO DA Ron Paul con il 14%, McCain col 13%, Huckabee e Thompson con l’8% e Giuliani col 4%.

Ebbene, nei TG italiani nonchè sull’ultimo numero de L’Espresso nonchè sui giornali di tutto il mondo, accade che NESSUNO parli di Ron Paul. Vengono citati “tutti” da Romney a Giuliani(addirittura Giuliani nonostante abbia raggiunto solo il 4% viene sempre citato), ma non Ron Paul. Perchè?doveva essere ospite di una trasmissione televisiva la cui puntata fu improvvisamente cancellata (esempio di boicottaggio).perchè?

Ecco le sue idee (da Wikipedia):
a parte qualcosa di discutibile (come l’aborto) o dubbie (come le milizie alle frontiere degli USA) è tutto condivisibile se non totalmente auspicabile sigh (RITIRO DI TUTTE LE TRUPPE USA DALLE BASI EUROPEE E MEDIORIENTALI, FINE SOVVENZIONI AD ISRAELE, l’abrogazone del Patriot Act, e il ripristino dell’habeas corpus conculcato dalle leggi anti-terrorismo, il ridimensionamento, se non la cancellazione, di apparati come FBI, CIA e Homeland Security, CANCELLAZIONE TASSA SUL REDDITO GRAZIE A TAGLIO RADICALE SPESE MILITARI)

“Il 15 giugno 2007 ha presentato alla Camera dei Rappresentanti il H.R. n° 2755, la legge “Per abolire il Consiglio dei Governatori del Sistema della Federal Reserve e della Banca della Federal Reserve, per abrogare la Legge sulla Federal Reserve e per altri scopi” perché ristabilirebbe le prerogative della politica monetaria descritte dalla Costituzione degli Stati Uniti, che stabilisce che soltanto il Congresso può coniare soldi (Articolo I, Sezione 8, Comma 5) e che i debiti degli Stati Uniti siano depositati in argento ed oro (Articolo I, Sezione 10, Comma 1).”

direi che il motivo del boicottaggio è chiaro.spero che nel nostro piccolo su internet tutti possiamo contribuire a difendere le sue cause, e chissà che anche da noi così facendo, non compaia qualche personalità simile.spero anche che non lo uccidano.

Per saperne di più visitate Italians4RonPaul

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mercoledì 23 gennaio 2008

'REFERENDUM: LETTERA DEI PROMOTORI AL PRESIDENTE NAPOLITANO


Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,

in questo momento così difficile siamo consapevoli dell'alta responsabilità che grava sul Capo dello Stato . Ed è dunque con grande rispetto che ci rivolgiamo a Lei per dar voce all'interesse costituzionalmente protetto di quegli 820.916 cittadini che hanno sottoscritto i referendum elettorali giudicati ammissibili dalla Corte Costituzionale.
Il rischio di una crisi di governo e l'eventualità, al momento solo teorica, di uno scioglimento anticipato delle Camere determinerebbero, a meno di due anni dall'inizio della legislatura, la formazione di un nuovo Parlamento proprio mediante quella legge che non solo è criticata dalla stragrande maggioranza delle forze politiche, ma è sopratutto oggetto di un referendum popolare.
In caso di scioglimento anticipato il referendum pendente è sospeso e i suoi termini decorrono nuovamente dal 365° giorno successivo a quello delle elezioni. Si determinerebbe una situazione grave sotto due aspetti: il primo perché la già traumatica eventualità dello scioglimento rischierebbe di rivelarsi una soluzione inefficace proprio a causa dei meccanismi elettorali che, a detta di tutti, hanno concorso fortemente a determinare la presente instabilità; sia perché il nuovo Parlamento verrebbe eletto mediante una legge, a questo punto, politicamente sub iudice per la legittima pendenza di un referendum che la riguarda. Verrebbe frustrata per lungo tempo, la domanda di partecipazione civile dei cittadini espressa dalla richiesta referendaria ; e verrebbe frustrata la sostanza del referendum, perché i cittadini non solo hanno chiesto di cambiare la legge elettorale, ma hanno chiesto di cambiarla prima del voto.
Non spetta a noi valutare i profili costituzionali della crisi politica e tanto meno suggerire possibili soluzioni alle forze politiche o, addirittura, al Capo dello Stato. Ci permettiamo solo di sottoporre alla sua attenzione la circostanza che, considerato lo stato di avanzamento del procedimento referendario, solo poche settimane ci potrebbero separare dallo svolgimento del referendum se esso fosse indetto in una delle prime date utili. E che nulla impedirebbe immediatamente dopo, ricorrendo i presupposti costituzionali, che si desse luogo allo scioglimento delle Camere, per il quale, com'è ovvio, non valgono i limiti che invece graverebbero sul referendum se lo scioglimento intervenisse prima del suo svolgimento.

Con i sensi della nostra più alta stima

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martedì 22 gennaio 2008

Dec!dere Genova appoggia il referendum elettorale



link al sito ufficiale del comitato per il Si

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lunedì 21 gennaio 2008

L'altra faccia di Ratzinger

(pubblichiamo un agghiacciante intervento del Direttore di RadioMaria Padre Livio Fazanga sulla questione "Papa - La Sapienza")



no comment.

Il Team di Dec!dereGenova

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Risposta Liberale


Il vero problema è che ci sono troppi figli sia della “resistenza”, sia della controriforma culturale seguita al ’68 (che peraltro si autoalimentano). Questa controcultura, largamente diffusa, trova ampio spazio di rappresentanza tra le forze politiche. E’ una controcultura che nega ogni significato laico alla “Vita” dell’uomo. Lo stesso concetto di libertà, non è inteso come diritto e capacità individuale di costruire il proprio futuro (e magari anche distruggerlo), ma proprio come “liberazione” da ogni impegno. Il “Lavoro”, con la “L” maiuscola, l’”opera”, qualunque essa sia non è percepita come l’unica via per la conquista della propria libertà, bene supremo ed anche caposaldo della originaria cultura cristiana. Si è capovolto il concetto. Si è liberi se ci si libera dal lavoro, spingendo quindi l’uomo alla nullità, perché tale è senza la sua libera “opera”. A me pare che anziché combattere questa controcultura la Chiesa abbia cercato di assecondarla, pensando così di poter raccogliere maggior consenso, soprattutto tra i giovani. Ha solo mantenuto alcune chiusure di “bandiera”, soprattutto in ambito sessuale, forse le più odiose e meno seguite (contraccezione, omosessualità, celibato ecc.). La sua parola non è, o forse non è più, centrata sull’uomo come individuo, come unico responsabile persino di fronte a Dio. La “Società Egualitaria” è stata innalzata agli onori degli altari. Forse un giorno arriveremo anche alla “salvezza collettiva”, una sorta di “sei” politico. In questo suo nuovo ruolo, che tanto piace persino ai “sinistri” radicali, la Chiesa ha conquistato grande spazio sulla scena politica italiana, sfruttando al meglio la pochezza e la inettitudine della classe politica stessa (specchio del paese, logicamente e purtroppo), che troppo spesso, per non dire sempre, si aggrappa al suo messaggio, non avendone uno proprio da proporre.
Da tutto quanto sopra, confesso che avrei manifestato molto volentieri contro la “marmaglia” di pseudo-studenti, non in nome della tolleranza, ma del diritto a non essere ostaggio di queste minoranze (che poi tanto minoranza non sono, se ci si estende a coloro che magari non manifestano, perché sono anche vigliacchi e menefreghisti, ma di fondo condividono il concetto). Allo stesso modo però non me la sento di dare solidarietà ad una Chiesa che divenuta forza politica, sfrutta ogni minimo canale, senza moderazione, per imporre politicamente la propria visione di società, senza mai accettare le regole democratiche del confronto (del resto appare sempre molto arduo dialogare con chi ritiene di rappresentare la parola di Dio).
Il tutto facendo finta di dimenticare il peso economico della sedicente “Santa Sede”.
Un discorso a parte poi lo meriterebbe il ruolo, ancora una volta dannoso e fallimentare, della scuola pubblica e del mal inteso diritto allo studio.
Un liberale, forte della sua indispensabile razionale laicità, ha il diritto di non essere tollerante nei confronti degli intolleranti. E qui temo che gli intolleranti stiano da entrambe le parti.

Franco Sensi

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venerdì 18 gennaio 2008

IL VIDEOEDITORIALE DELL'18 GENNAIO 2008. Così lontani, così vicini

Il Team di Dec!dereGenova presenta il VideoEditoriale a cura di Gabriele Cazzulini(n.5 del 18/1/2008) .

Così lontani, così vicini !




Buona Visione
Il team di Dec!dereGenova

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mercoledì 16 gennaio 2008

Comunisti garantisti


MASTELLA: GIORDANO, MINISTRO CONTINUI LAVORO FATTO FIN QUI
(ANSA) - ROMA, 16 GEN - "Le dimissioni del ministro Mastella sono un segnale di grande disponibilità e vorremmo ricordare che non erano per nulla dovute. Noi vorremmo poter investire successivamente sul suo lavoro". Così il segretario del Prc Franco Giordano commenta la scelta del Guardasigilli di dare le dimissioni.
"Saranno i fatti a chiarire ma Mastella deve poter continuare il suo lavoro - aggiunge Giordano - proficuamente avviato". Rifondazione comunista ovviamente, spiega ancora il segretario del partito, "pensa che, come sempre, vada salvaguardato il principio di autonomia della magistratura".
(ANSA).
Questa la notizia, ora pensate a Giordano che dice le stesse cose su Mastella se fosse minstro della giustizia (e perchè no? Non facciamoci mancare nulla) in un governo "Berlusconi".......
Il Team di Dec!dereGenova

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venerdì 11 gennaio 2008

Il Gerundio colpisce ancora !


Il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando, ha ceduto alle richieste del premier Prodi. Dunque in Liguria arriveranno mille tonnellate di rifiuti dalla Campania. Il sì di Burlando è arrivato dopo lunghe trattative, a seguito delle quali si è deciso di diminuire il quantitativo di rifiuti in entrata. In tutto saranno una cinquantina i camion che arriveranno in Liguria: una ventina di tonnellate a camion, e il conto è chiuso. Non certo per gli abitanti di quelle zone a ridosso delle discariche che sono già sul piede di guerra. Sono una decina i siti nella nostra regione, ma quasi tutti al limite. L’assessore all’ambiente Franco Zunino sta effettuando un delicato lavoro per contattare i presidenti di provincia e i sindaci. “Sceglieremo dove portare la spazzatura sulla base di una condivisione” , dice, avendo ben presente la delicatezza della questione. Esclusa Scarpino, nel ponente genovese, rimanegono ben pochi e piccoli siti. Nel genovese ci sono quelli di Busalla, Rezzoaglio e Sestri Levante. A Imperia Collette Ozotto sopra Taggia e Ponticelli, a San Lorenzo. Nello spezzino situazione difficile: l’unica discarica è quella di Bonassola. Il presidente della provincia Marino Fiasella ha già messo le mani avanti: “Non abbiamo siti che possano ricevere rifiuti provenienti da altre province”. E il gruppo di Forza Italia in comune alla Spezia rincara: “Che non si sogni nemmeno di portare una parte dei rifiuti nella nostra città, già massacrata sul piano ambientale negli anni passati”. Infine, la provincia di Savona, il cui presidente avrebbe dimostrato l’apertura maggiore nell’accogliere i camion: tre le discariche, anche se tutte a tappo. Una a Magliolo, che doveva chiudere un anno fa, l’altra a Vado Ligure, una terza a Varazze. La Lega Nord è già pronta a bloccare i camion provenienti da Napoli per quello che definisce “un atto di arroganza” e chiede al presidente Burlando di ritirare la disponibilità data. “Altrimenti –spiega il segretario ligure Francesco Bruzzone – chiederemo ai cittadini di portare la rumenta sotto la sede della Regione”. Ma cosa guadagnerà chi decide di ricevere spazzatura extra? Il conferimento viene pagato in base al tariffario deciso dai gestori delle discariche. Solo una minima quota finisce sul bilancio della provincia. (Davide Lentini)
L

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martedì 8 gennaio 2008

IL VIDEOEDITORIALE DELL'8 GENNAIO 2008. LARGO AL NUOVO!

Il Team di Dec!dereGenova presenta il VideoEditoriale a cura di Gabriele Cazzulini(n.4 del 8/1/2008) .

Largo al nuovo!



Buona Visione
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Il Gerundio

Presidenti di Regione, Claudio Burlando ultimo.

Nel 2007 Claudio Burlando è stato il peggior presidente di Regione. Lo dice il quotidiano economico Il Sole 24 Ore, che pubblica i risultati di una ricerca sul gradimento dei politici locali. Pessime posizioni per province e sindaci liguri.Ha pesato tanto, tantissimo - e ancora pesa - sull’immagine di Claudio Burlando davanti all’opinione pubblica quel passaggio contromano avvenuto lo scorso settembre su una rampa d’accesso dell’autostrada A10.Il Sole 24 Ore, che pubblica i risultati di una ricerca sul gradimento dei presidenti di Regione e Provincia e sui sindaci di tutta Italia, spiega con questo episodio il pessimo piazzamento del governatore della Liguria, ultimo in classifica. E lo fa in maniera decisamente pungente, raccontando la storia di questo «padre separato con figlio adottivo adolescente» che, «a bordo dell’auto di un amico che lo ospita da quando ha lasciato il tetto coniugale, imbocca contromano un svincolo».La notizia fa rapidamente il giro d’Italia, suscita le ire dell’opposizione regionale, diventa la notizia dell’anno secondo i navigatori del nostro sito(clicca qui per vedere i risultati del sondaggio) e secondo i colleghi del quotidiano economico «in qualche modo culmina nella classifica del Governance Poll» che, appunto, lo vede ultimo. E al cui comando sono Formigoni (Lombardia), Lorenzetti (Umbria) e Illy (Friuli Venezia Giulia).Se è vero che «mal comune, mezzo gaudio», a parziale consolazione diBurlando (finito alle spalle pure del discusso Bassolino, presidente dellaCampania) ci sono le posizioni negative di tutte le province liguri -Imperia e La Spezia sono al 44esimo e al 48esimo posto, Genova al 59esimo,Savona addirittura al 99esimo (su un totale di 105) - e dei sindaci di tre capoluoghi, con Federici (La Spezia) al numero 65, Marta Vincenzi (Genova)al 71 e Berrutti (Savona) all’80. Si salva solo Luigi Sappa, sindaco diImperia, 14esimo.Le reazioniInterpellata in proposito da Radio19 - l’emittente del Secolo XIX -l’addetta stampa di Claudio Burlando ha spiegato che il presidente dovrebbedire la sua nel primo pomeriggio, mentre arrivano le reazioni degl iavversari, come quella di Gianni Plinio, capogruppo regionale di An: «Non avevo il minimo dubbio che al presidente Burlando sarebbe toccata la maglia nera! Il sondaggio registra fedelmente quelli che sono gli umori prevalenti tra i liguri. È andato contromano rispetto alle esigenze della gente. Dalla lettura del sondaggio si evince che Burlando è arretrato di 5,5 punti percentuali rispetto al 2006 e di addirittura 8,6 rispetto al giorno della sua elezione. Se si votasse oggi, non sarebbe più il presidente dellaLiguria».Di diverso parere, Luigi Morgillo, di Forza Italia: «La causa non è l’episodio del contromano, ma le scelte sbagliate del Presidente, “ostaggio”della sinistra massimalista»; ancora, il “caso” sanità : «I fatti che vengono denunciati non soltanto dal centrodestra, ma anche da inchieste giornalistiche, hanno dimostrato come il centrosinistra stia effettuando un’occupazione sistematica di posti e cariche: sarebbe doveroso un intervento deciso di Burlando».( fonte: IlSecoloXIX.it )

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venerdì 4 gennaio 2008

Enzo tortora: Per non dimenticare

Per non dimenticare


Il Team di Dec!dereGenova

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martedì 1 gennaio 2008

Videoeditoriale di fine anno: Fermi tutti! Napolitano e il Gattopardo.

Il Team di DecidereGenova presenta il VideoEditoriale a cura di Gabriele Cazzulini(n.3 del 31/12/2007) .

Fermi tutti! Napolitano e il Gattopardo.






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Il team di Dec!dereGenova