Bisogna riformare i sindacati

Inefficaci, talvolta proprio inutili, spesso inutilmente dannosi, non più rappresentativi, autoreferenziali, privilegiati e difensori di privilegi obsoleti. Questi sono solo alcuni degli aggettivi che si potrebbero appioppare ai sindacati e al sistema sindacale italiano stesso. Non lo scopriamo certo noi; il giuslavorista Pietro Ichino aveva già evidenziato una parte dei problemi in un libro uscito lo scorso anno. Ora è nelle librerie un nuovo volume, a firma Stefano Livadiotti, che attraverso dati statistisci assai precisi e considerazioni sostenute da un notevole numero di documenti, mette definitivamente sul banco degli accusati la Triplice e le polverizzatissime micro organizzazioni sindacali che infestano il mondo produttivo del nostro paese. Alcuni dati sono veramente impressionanti: gli iscritti ai sindacati sono complessivamente quasi 12 milioni, di cui il 50% sono pensionati e un quarto della rimanente metà appartiene alla iperprotetta e grantita categoria dei dipendenti statali. Gli operai, gli impiegati e i precari, cioè le categorie attualmente più deboli, sono rappresentati pochissimo. I funzionari sindacali sono 20.000, a cui va ad aggiungersi un numero imprecisato di distaccati presso le aziende e la pubblica amministrazione. Un esercito di personaggi spesso inutili che lavoricchiano e gongolano grazie a benefit assortiti e a puntuali buste paghe sindacali. Tutta questa gente costa un mare di quettrini alle organizzazioni sindacali che di conseguenza hanno necessità di grandi quantità di fondi. Tesseramento, percentuali dagli stipendi degli iscritti, regimi fiscali agevolati, Caf , patronati, contributi pubblici di ogni genere fanno dei sindacati una gigantesca e ricca macchina burocratica, arroccata sulle proprie posizioni e sui privilegi acquisiti. E' poi davanti agli occhi di tutti la spropositata facoltà di veto che hanno a disposizione; da anni immobilizzano il pubblico impiego a scapito della qualità e della meritocrazia; hanno contribuito in ampia misura alle crisi di aziende parastatali come Alitalia, Le Ferrovie, le Poste, L'Enav, L'Inps. Per non parlare dei problemi che creano in Banca d'Italia e in Rai e degli scioperi "a bassa motivazione" che costipano il sitema industriale italiano: un blindato statunitense schiaccia la zampa di un cammello nel deserto iracheno e i sindacati indicono lo sciopero ideolgico. Ridicolo, oltre che vergognoso. E, tragedia nella farsa, i vertici sindacali si arroccano nel conservatorismo, rifiutando ogni formula autoriformatoria o di rinnovamento. Morale della favola, o il nuovo governo intraprende una potente azione riformatrice oppure molto presto assissteremo ad un cataclisma di vaste proporzioni che coinvolgerà, per implosione, i sindacati stessi, l'industria privata e il pubblico impiego.
Etichette: Maurizio Gregorini


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