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giovedì 24 gennaio 2008

Il candidato presidente e il candidato perdente

(di Gabriele Cazzulini)

Uno si chiama Barack Obama, professione senatore dell’Illinois. Segni particolari: pelle nera. L’altro è Valter Veltroni, sindaco di Roma che usa la sua melensa immagine come colla per restare attaccato al potere. Il primo è in gara per diventare presidente degli stati uniti; il secondo per continuare a fare l’eterno numero due di un premier senza futuro. L’unico tratto comune è appartenere ad un partito che ha lo stesso nome, partito democratico, che in America governa il congresso e in Italia è governa a vista. Obama ha scandalizzato l’opinione pubblica americana con la sua visione politica di un’unità di tutti gli americani, bianchi, neri, repubblicani e democratici, ricchi e poveri, giovani e anziani. E’ la politica della speranza, che sembra un remix della nuova alba di Veltroni. In Italia la speranza di Obama viene tradotta nel buonismo.

E’ sinonimo di fair-play, politically-correct e altri termini scritti in inglese ma dotati di un significato sconosciuto nel mondo anglosassone. In Italia lo scontro e la divisione sono sofferti come crisi della politica. In America sono la scintilla che fa scoccare la vitalità. Nell’algebra politica americana più conflitto vuol dire più opportunità di emergere – se gli altri restano indietro, vuol dire che quello è il loro posto. Da noi gli ultimi devono essere i primi. Anche senza aspettare il regno dei cieli. Obama rischia di intaccare il suo patrimonio di consensi perché la sua politica visionaria è indigesta allo stomaco realista degli americani. Gli elettori a stelle e strisce restano fedeli al loro sistema partitico dove ci sono due partiti che si scontrano senza esclusione di colpi e dove ci sono due candidati presidenti che si sfidano fino all’ultimo minuto. Invece gli italiani adorano sedersi a tavola tutti insieme, amici e nemici, perché la fame italiana, diversamente da quella americana, fa accontentare tutti pur di avere una briciola. Meglio l’uovo italiano che la gallina americana, anche se il paniere di Prodi è marcio. Più Veltroni spinge sul dialogo, più crescono i suoi consensi. L’importante è colare a picco tutti insieme, così che non ci siano vincitori. Veltroni ama i vinti, Obama ama vincere. In America hanno capito che la politica della mediazione non funziona. Anche in Italia la crisi terminale della politica conferma il fallimento delle riforme fatte col consenso di tutti per non dispiacere nessuno e quindi, alla fine, non cambiare nulla. La politica non è un piatto di spaghetti dove ce n’è per tutti. Costruire una maggioranza è la regola e non l’eccezione della democrazia, perché non è possibile trovare un consenso totale che escluda ogni dissenso e ogni avversario. Obama può fare il candidato presidente, perché vuole vincere la battaglia democratica per il potere. Valter può fare solo il candidato perdente, perché vuole il potere senza dover vincere – ma non è più democrazia.

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