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giovedì 24 gennaio 2008

Elezioni o riforme? Sbagliato





Come avvoltoi sulle carcasse dei malcapitati. I vincitori del confronto parlamentare non hanno rifoderato le loro lame ancora unte della mortadella esanime. Adesso inizia il vero duello. Che fare? Elezioni anticipate, come raramente succede in un paese sotto il gioco comunista. Le chiede il centrodestra perché è quasi matematico che le vinca e perché dopo questo governo Prodi vincerebbe persino la coalizione di topo Gigio e del Commissario Basettoni. C’è un grosso rischio. Le elezioni anticipate funzionano alla meraviglia quando sono davvero ravvicinate rispetto alla caduta del governo, perché si può battere sull’anti-prodismo solo finché il ferro è caldo, cioè fino a che il Sig. Bianchi sente ancora il buco nella tasca per il salasso fiscale. Più passano i giorni e più si avvicina l’altro scenario. Il solito vecchio governo tecnico per tirare a campare ancora un paio d’anni, senza spendere i soldi di un’altra campagna elettorale. Poi nel 2009 ci sono le europee, quindi è meglio aspettare. Però nel 2010 arriva la tornata delle regionali e così si scivola comodamente al 2011, la scadenza naturale. Entrambe le alternative sono sbagliate. Le elezioni anticipate sono la soluzione da manuale. Semplice quanto giusta. Ma questo sistema dei partiti, sia a destra che a sinistra, non è in grado di governare. Al limite si può durare e non fare le pessime leggi del centrosinistra. Ma le grandi riforme di cui l’Italia ha un bisogno vitale restano tagliate fuori dalla portata, assai corta, di un nuovo governo di centrodestra. Peggio ancora il governo tecnico o istituzionale. E’ una vera offesa alla democrazia quella di mettere nelle mani di politici senza legittimazione popolare la responsabilità di governare – e anzi di procedere alle riforme strutturali. Il governo tecnico è la tomba della sovranità popolare perché non ha nessuna identità politica. Per fare le riforme occorre una salda volontà politica, e non un equilibrio di potere, perché le riforme servono proprio a questo: spezzare le concentrazioni di potere. Ma se il governo finisce proprio in mano a chi sarebbe spazzato via dalle riforme, allora il governo istituzionale si rivela per quello che è realmente: una scappatoia per salvare le istituzioni e non fare le riforme. Come sempre, il cuore della politica italiana batte nei partiti. Finché i due partiti maggioritari del centrodestra e del centrosinistra non avranno adottato una chiara strategia per il futuro, tutto rimarrà bloccato. Le coalizioni sono ancora troppo ampie e avvelenate dalle rivalità interne. Veltroni e Berlusconi subiscono ancora la competizione dei loro alleati, una competizione che spesso è rivolta a scalzarli. Il vero metro per misurare le strategie dei partiti sarà la riforma elettorale, l’unica, concreta minaccia per i partiti. Questa è la vera riforma che interessa i partiti, perché è sul nuovo sistema elettorale che si decide il prossimo governo. Se i due partiti maggioritari prevarranno nei loro schieramenti, non è da escludersi né l’elezione anticipata, ma con alleanze diverse dalle attuali e più omogenee, né un governo di intesa, senza professori e rappresentanti delle istituzioni. In entrambi i casi il rischio della politica prevale sugli interessi del potere, anche se la tentazione del potere, in questi frangenti, resta molto alta. Ma in Italia il potere è una gabbia che imprigiona i suoi detentori – questa è stata l’ultima lezione del Prof. Prodi.




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