I video di Dec!dereGenova

26/02/2008:Scambio di persona

09/02/2008:Si al Referendum

31/01/2008:La Fregatura

29/01/2008:Buon Compleanno!

18/01/2008: Così lontani, così vicini

08/01/2008: Largo al nuovo!

31/12/2007: Fermi tutti! napolitano e il gattopardo

19/12/2007: L'ordinaria follia di un paese normale

10/12/2007: Censis, il paese delle mucillaggini

05/09/2007:Ron Paul gets his Second Life


 

mercoledì 29 agosto 2007

Orario della cena del 2 Settembre

Comunicazione importante:

La cena del 2 settembre si svolgerà alle ore 19.00 anzichè alle 19.30.

lunedì 27 agosto 2007

2 Settembre: A cena con Daniele

Domenica 2 Settembre Daniele Capezzone sarà a Genova per una cena-incontro con DecidereGenova.net . L'appuntamento è alle ore 19.30 nel ristorante "Le Cantine Squarciafico", Piazza Invrea 3r.
Daniele Capezzone nella stessa serata (ore 21) sarà ospite alla Festa dell'Unità per un dibattito pubblico.

Il menù prevede:

1-Mandilli al pesto (la speciallità della casa)
2-Stocafisso accomodato alla Genovese oppure orata al forno
3-dolce a scelta (creme caramel, panna cotta alla menta, torta al
cioccolato e vaniglia,.... altre amenità)
4-Caffè

Bevande:
Pigato o Vermentino Liguri (oppure un Chianti toscano)
Acqua gasata e/o liscia

Costo 30€ a testa

Per partecipare è necessario prenotare mandando una mail presso info@decideregenova.net oppure telefonando al 393-2964299.

mercoledì 22 agosto 2007

FISCO: CAPEZZONE, CONTRO AUMENTO TASSE SU RENDITE PRONTO A OPPOSIZIONE

(ASCA) - Roma, 22 ago - ''Contro l'assurda ipotesi di aumento
della tassazione su Bot e rendite finanziarie sono pronto a
qualunque forma di opposizione, in Parlamento e nel paese,
incluse le forme piu' gravi''. Lo afferma Daniele Capezzone,
presidente della commissione Attivita' produttive della
Camera.
''Se questo progetto si concretizzasse - dice Capezzone -,
ci troveremmo dinanzi ad una ingiustificabile aggressione
contro le famiglie e i piccoli risparmiatori: una dissennata
jihad fiscale, che comporterebbe il suicidio politico di
Governo e maggioranza''.
red-val/sam/bra

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domenica 19 agosto 2007

Capezzone annuncia la manifestazione del 22 settembre

Daniele Capezzone preannuncia la manifestazione del 22 settembre a Roma per le pensioni delle future generazioni e contro le politiche dei sindacati e della sinistra comunista.

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mercoledì 15 agosto 2007

Tra il governo delle tasse e Valentino, io sto con Valentino

di Alberto Mingardi

I casi di Valentino Rossi e Loris Capirossi, entrambi inseguiti dal fisco per lesa sovranità fiscale della nostra Repubblica (nel caso di Valentino, c’è effettivamente anche il dubbio di qualche comportamento un po’ troppo disinvolto), è assai più interessante di quanto non sembri a prima vista. Sono molti i sondaggi – on line o più “solidi” – che si sono sincerati di che cosa davvero pensino gli italiani, delle vicende del campione di Tavullia. Fra i lettori del “Quotidiano nazionale”, solo il 20% scusa il comportamento di Valentino. Secondo un sondaggio di SkyTg24, è invece addirittura il 35% dei suoi connazionali a sostenere che Rossi abbia fatto bene ad evadere il fisco.Queste rilevazioni, è chiaro, valgono quel che valgono. Sia perché il campione è limitato, sia perché il giudizio circa qualsiasi comportamento legato ad una persona della rilevanza pubblica di Valentino Rossi è inevitabilmente viziato da altri fattori. I tifosi di Max Biaggi, per esempio, molto probabilmente disapproveranno Valentino a prescindere: e in un sondaggio on line, chi può garantirci che non si siano precipitati a votare contro di lui? Ma vale, ovviamente, pure l’ipotesi di segno opposto.In generale, però, è significativo che una percentuale a due cifre dei votanti/interpellati sia pronta a “perdonare” apertamente un comportamento come l’evasione fiscale, che di solito rientra nella categoria del si fa ma non si dice. Ed è particolarmente rilevante che questo avvenga quando si parla di un personaggio come Rossi.Se non altro per un motivo: Valentino appartiene a quella schiera di individui separati da Madre Natura dal resto del genere umano. La sua ricchezza da capogiro non trae origine da una vita di duro lavoro: ma da un talento innato, certo sapientemente coltivato, messo alla prova con allenamenti durissimi, e tuttavia un qualche cosa che, di per sé, è inaccessibile al grosso di noi. Valentino si guadagna da vivere svolgendo un’attività piuttosto comune: guida una motocicletta. Eppure non solo il contesto in cui la guida (il motomondiale), ma soprattutto il modo in cui lo fa da quando era poco più che adolescente, lo inseriscono in una categoria a sé.Questo è bastato a dargli “cose” che persino grandi del business non avrebbero che a fasi molto più avanzate della loro carriera, e con dosi di fatica infinitamente superiori (e di tempo libero e divertimento, infinitamente inferiori). Popolarità, belle donne, belle case, belle macchine. Valentino è un privilegiato. Lo è perché il caso gli ha fruttato un talento straordinario, e la fortuna ha voluto che quello fosse un talento socialmente molto apprezzato: per vederlo all’opera, la gente è disposta a sacrificare tempo (quello che serve per guardare le gare, più la pubblicità che vi viene generosamente inserita), e denaro (quello che serve per entrare alle piste).Ora, noi tutti siamo cresciuti in un universo di valori nel quale pagare le tasse, contribuire al bilancio dello Stato, è “giusto” a prescindere – persino a prescindere da quello che lo Stato poi farà, dei nostri soldi. Tuttavia, sia la Costituzione che la cultura che vi ha dato origine e tutt’ora la preserva, specificano che è giusto che chi più guadagna, più paghi. Non si sa se venga dato “a ciascuno secondo i suoi bisogni”, ma sicuramente viene preso da ciascuno “secondo le sue possibilità”.Per portare eguaglianza laddove c’è diseguaglianza, del resto, non c’è altra via. E se l’eguaglianza deve essere la norma, è chiaro che le oscillazioni rispetto a quella “norma”, i picchi, vanno sanzionati, perché la loro eccezionalità dimostra un superiore vantaggio da pareggiare affinché – secondo le visioni economiche per cui la ricchezza è una torta da dividere, e non qualcosa da creare – non ne soffrano i meno avvantaggiati.La teoria di maggior successo a sostegno dello Stato social-democratico, quella di John Rawls, di fatto presuppone la non-proprietà dei talenti naturali da parte di ciascuno di noi. La scelta, riguardo alle regole del vivere assieme, che si fa “dietro velo di ignoranza” è appunto “schermata” rispetto agli esiti della “lotteria naturale”: dove nasceremo, quali saranno i nostri pregi e difetti nel mondo. Siccome nessuno sa se egli nascerà Valentino Rossi oppure uno dei tanti Signor Rossi, Rawls ci propone – facendo perno sulla scarna propensione al rischio di ciascuno di noi – di mettere in difficoltà il primo (del resto, quante probabilità abbiamo di nascere con un tale equipaggiamento naturale?) a vantaggio dei secondi. L’idea è assai appetibile per molti, ed è difficile dire che l’arbitrarietà nella distribuzione dei talenti non sia accomunata – nel pensiero comune – a un senso d’ingiustizia. L’invidia sociale è strettamente legata alla "lotteria" di Madre Natura. Perché lui è bello e io no, perché i suoi genitori lo incoraggiavano e i miei no, perché lui è ricco e io no, insomma perché lui ha preso il biglietto buono e io invece no? Tutti vorremmo essere Valentino Rossi, volare sulle piste del motomondiale, uscire con Martina Stella o Elisabetta Canalis, dormire su un materasso foderato di quattrini. Ma non è possibile, Valentino è uno solo.Val la pena ricordare come in una pagina assai nota, il grande avversario di Rawls, Robert Nozick, tirasse in ballo proprio un rinomato sportivo: Wilt Chamberlain, campione americano di pallacanestro degli anni settanta. Nell’allegoria sportiva di Wilt Charmberlain, Nozick immaginava di partire da uno stato nel quale la distribuzione fosse “equa”. Anche in una società egualitaria, c’è la pallacanestro: ed il potere di attrazione del pubblico che Charmberlain esercita è tanto forte da consentire di fissare il biglietto d’ingresso alle partite in cui gioca ad un prezzo più alto di quello delle altre e di distribuire tale incasso aggiuntivo a Chamberlain stesso. E’ come se tutti gli spettatori che assistono alle sue evoluzioni, oltre a pagare il biglietto, versassero in un’urna un dollaro per Chamberlain. Che se li mette in tasca. Dunque, alla fine della partita, addio distribuzione egualitaria.Che c’è di sbagliato? Nessuno ha costretto gli spettatori a rinunciare alla somma necessaria per vedere Chamberlain tirare a canestro: ne sortisce una distribuzione delle risorse diseguale, però. Ma se quella disuguaglianza non frutto di un torto, bensì di uno scambio o financo di un caso della vita, è legittima. Se all’inizio della partita Chamberlain e i suoi spettatori sono ricchi uguale, alla fine della partita questi ultimi hanno trasferito al primo un dollaro a testa: lui è più ricco di loro, loro lo hanno volontariamente reso tale. La morale libertaria è: “da ciascuno secondo come sceglie, a ciascuno secondo com’è scelto”.Valentino Rossi è il nostro Wilt Chamberlain. E’ straordinario che tanti italiani stiano dalla sua parte, nella schermaglia che lo vede opposto al nostro Stato, perché proprio gli eccezionalmente talentuosi come lui sono quelli che più dovrebbero essere “costretti” a pagare le tasse, in una prospettiva che coerentemente mettesse al centro il sogno di usare il fisco per “correggere la fortuna”.Nel contempo, il caso di Valentino è utile perché dimostra come perfino dalla nostra “prigione fiscale” si può evadere, se se ne hanno i mezzi. La scelta di trasferirsi a Londra (come ha fatto Rossi) o a Montecarlo (come ha fatto Capirossi) non è legata primariamente alle bellezze del luogo. Questi due campioni hanno un legame forte con l’Italia, parlano italiano, svolgono un lavoro che li porta a girare il mondo, ma che non li vincola necessariamente a questo o quel Paese di resistenza. Non sono merchant banker o sommelier, “prestati” a una banca d’affari britannica o a un ristorante monegasco. Hanno scelto di risiedere in realtà che spalancano le porte a persone ad altissimo reddito quali loro sono. E, facendo questo, non hanno perso una goccia di sangue italiano, né sono considerati meno “italiani” dai loro tifosi tricolore.La concorrenza fiscale, insomma, vince anche in un mondo nel quale gli Stati – specie quelli più grandi, costosi e inefficienti – cercano disperatamente di evitarla. Il problema è che, in un mondo siffatto, sono i contribuenti più deboli quelli che più raramente riescono a beneficiarne. E’ improbabile che un padre di famiglia, modesto artigiano, trasferisca la residenza a Montecarlo. Così, il sistema fiscale non riesce a colpire proprio quelli che ha al centro del mirino, data la sua natura intrinsecamente progressiva, cioè i più talentuosi e dunque ricchi, che hanno gli strumenti necessari per tentare una via di fuga.Il 35% di italiani che “scusa” Valentino ha visto giusto. In primo luogo, non crede più che sia necessario (giusto) punire il talento. In secondo luogo, capisce che chi può scappare di galera lo fa – e non tanto perché l’Italia è il “Paese dei furbi”, ma perché giustamente e come sempre gli individui rispondono ad incentivi. Se col passaporto inglese i miei redditi non prodotti in Inghilterra non vengono tassati, e se posso permettermi di vivere in un posto costoso quanto Londra (facendo dunque indirettamente fluire quattrini nei forzieri di Sua Maestà), perché non farlo? Cosa dà lo Stato italiano a Valentino Rossi, per convincerlo a continuare a sacrificargli metà dei frutti della sua abilità? I suoi tifosi italiani, del resto, non gli levano certo il proprio affetto e la propria lealtà: giudicano il cuore che mette nelle curve, se ne fregano della carta d'identitàSu Valentino Rossi e Loris Capirossi è montata una polemica estiva, che non intaccherà la loro reputazione e si spegnerà all’inizio dell’autunno. Ma non sarebbe sbagliato ripartire da qui, per immaginare un fisco meno “progressivo”: meno determinato a colpire le diseguaglianze e il talento e, dunque, meno capace di farlo fuggire all’estero.
Pubblicato da L'Occidentale, 15 agosto 2007

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venerdì 10 agosto 2007

Daniele Capezzone: "Inqualificabili parole di Francesco Caruso potrebbe fare "ticket" con Gentilini... C'è un Italia impresentabile Bipartisan"

Dichiarazione di Daniele Capezzone, deputato Radicale della Rosa Nel Pugno

9 agosto 2007

ROMA - Le parole del deputato Francesco Caruso (Rifondazione Comunista, ndr) sulle leggi Treu e Biagi, e sui loro autori, sono inqualificabili, sotto ogni punto di vista. Mi auguro che, anche nell'area politica di riferimento di Caruso, non tardino -quanto meno- delle adeguate prese di distanza.Caruso, con le sue esternazioni di oggi, potrebbe fare "ticket" con Gentilini (Lega Nord, ndr) : c'è un'Italia impresentabile, anch'essa bipartisan, e sarebbe bene che nei due schieramenti le forze liberali e riformatrici prendessero le distanze da queste zavorre pericolose e -lo ripeto- molto spesso letteralmente inqualificabili nelle loro parole e nelle loro azioni.

giovedì 9 agosto 2007

Marco Cappato: "Sindacati, confindustria abbia il coraggio di rompere sul sostituto d'imposta"

Comunicato stampa di Marco Cappato, europarlamentare della Lista Emma Bonino

Uno dei tanti aspetti messi meritevolmente in luce dall’inchiesta dell’Espresso sulla casta sindacale – inchiesta alla quale finora arrivano risposte ideologiche, che eludono il tema di fondo della “roba” – è la violazione dell’esito del referendum popolare del 1995 promosso da noi radicali, con il quale fu abolito il “sostituto d’imposta” per l’iscrizione al sindacato. Il sistema del sostituto d’imposta infatti garantisce il rinnovo automatico e spesso inconsapevole dell’iscrizioni ai sindacati per un totale di oltre 11 milioni di cittadini italiani, la maggiorparte dei quali pensionati, che per uscire da questa tassa occulta dovrebbero affrontare la burocrazia sindacale armati di carta e penna.

Il referendum fu subito vanificato da Confindustria, che, preoccupata di mantenere la logica concertativa e corporativista della quale hanno da sempre beneficiato anche i grandi gruppi privati e “partecipati” dallo Stato, reintrodusse il sostituto attraverso gli accordi tra le parti.Oggi, Luca Cordero di Montezemolo, invece che lamentarsi dell’esclusione di Confindustria dalla concertazione, dovrebbe avere il coraggio di rompere quell’accordo antipopolare come primo passo per consentire che i prossimi confronti sul welfare e sulla finanziaria avvengano senza che la rappresentatività di una delle parti sociali sia “drogata” da un meccanismo opaco che frutta, secondo Cazzola, almeno un miliardo di euro all’anno.

http://www.marcocappato.it/

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martedì 7 agosto 2007

Intervista a Daniele Capezzone / “Dialogo con tutti, nessuna preferenza per An"

da: http://www.opinione.it/
di Barbara Alessandrini

“Sono francamente esterrefatto per quel che è comparso sui giornali e che personalmente definirei molto rumore per poco”. Così Daniele Capezzone reagisce alle illazioni di quanti hanno pensato ad un suo, per la verità inverosimile fin dall'inizio, ingresso in Alleanza Nazionale. Con il partito guidato da Gianfranco Fini, piuttosto, l'ex segretario dei Radicali Italiani, ormai in rotta di collisione sia con il partito, sia con la maggioranza di cui fa parte, ipotizza eventuali sintonie sui “13 cantieri per una politica ad alta velocità” da lui presentati meno di un mese fa. Una prospettiva che Capezzone stesso evita di definire frutto di consultazioni particolari insistendo sul concetto di “ dialogo serrato” intorno alle proposte qualificanti del suo movimento. Resta il fatto che Lei, con i suoi “13 cantieri per una politica ad alta velocità”, è entrato in sintonia con Alleanza nazionale...Il movimento da me lanciato qualche settimana fa “Decidere.net” è incardinato su alcune questioni concrete. Ora, quanto è stato detto non coglie la questione fondamentale, e cioè che per me l'obbiettivo è esclusivamente quello di poter discutere di questi punti. Con chiunque dimostri interesse per la discussione. E le parole dei dirigenti di Alleanza Nazionale si inseriscono in questa prospettiva.
Dunque nessuna preferenza per il partito di Gianfranco Fini?
Assolutamente no. Anche se debbo riconoscere che Andrea Ronchi , in occasione del dibattito cui ho partecipato alla festa dei giovani di An, è stato uno dei primi ad aver dimostrato una decisa disponibilità a parlare di cose concrete e a verificare quali possibilità di incontro ci possono essere.
Il suo ex compagno di partito Benedetto Della Vedova non perde occasione per lanciarle ami sulle maggiori opportunità che la sua iniziativa politica avrebbe all'interno di Forza Italia.Cosa gli risponde?
Mi augurerei che presso i liberali di centro sinistra e quelli di centrodestra si aprisse una fase di dibattito serrato. Gli interlocutori li sceglieremo sulla base delle convergenze sui 13 punti. La mia ambizione è che altri scendano su queste proposte concrete, aprendo una fase di dialogo serrato sia che si tratti di An, sia di FI, sia di altre componenti del centrosinistra. Si apre una fase molto lunga. Vedremo.Stiamo pur sempre parlando di politica.
Non starà ricadendo nella tradizione radicale di avviare consultazioni multiple in attesa di poter “ chiudere”con il miglior offerente?
L'unica lettura da dare è che adesso i cittadini provano un profondo rigetto per i giochi dei partiti e per le tattiche personali e chiedono concretezza programmatica. E' per questo che la bussola deve rimanere indirizzata sui 13 punti che puntano a ridimensionare il devastante potere decisionale della collettività e dello Stato sul singolo individuo.

venerdì 3 agosto 2007

Sulle tasse non molliamo: Dio è con noi

di OSCAR GIANNINO

Giulio Andreotti si è astenuto - in Senato è come votare contro - sulla fiducia al decreto del governo che ha chiuso l'agenda politica prima delle ferie. Lo ha fatto per protestare contro il premier, Romano Prodi, che ha invocato parroci e sacerdoti tonanti dai pulpiti, per far pagare con miglior animo l'ondata di tasse decretata dall'attuale governo. E di fronte a questo, noi per una volta prorompiamo in un grido: viva Andreotti! E anche se sappiamo bene che al senatore a vita non piacerebbe affatto, nel nostro grido di giubilo lo accomuniamo addirittura al da lui non troppo amato coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli. Il quale, ieri, in replica alla lettera al Corriere della sera nella quale Prodi ha evocato san Paolo per indicare come preciso e ineludibile dovere del buon cristiano quello di ottemperare anche ai dettami del più lazzarone dei governi, è prorotto in un grido che per noi è sacro: sciopero fiscale! Magari, a giudizio personale di chi scrive, il centrodestra avesse imboccato da mesi e con decisione tale via: perchè lo sciopero fiscale non è affatto l'evasione di massa che graverebbe come tara genetica su un terzo degli italiani, secondo la tiritera quotidiana di Prodi e Visco, per i quali le decine di miliardi di spesa aggiuntiva da loro disposti non potranno essere intaccati sinchè la piaga evasiva non verrà debellata. E altri cento miliardi - cento miliardi di euro! - è ciò che testualmente Visco ha indicato alle Camere nella sua ultima audizione, come il maltolto che il governo intenderebbe recuperare. No, diciamo e ripetiamo perché sia chiaro anche al più legalitario e scrupoloso osservante della legge tra voi lettori: lo sciopero fiscale non ha nulla a che vedere con l'evasione come autodifesa individuale, celebrata poco elegantemente al riparo del rapporto col proprio commercialista occultando all'amministrazione tributaria cespiti e proventi. No. Lo sciopero fiscale è una manifestazione pubblica, della volontà di buoni contribuenti di non sottostare oltre a prelievi considerati incostituzionali in quanto lesivi dell'articolo 23 e 53 della nostra Costituzione; illegali in quanto in violazione della legge 212 del 2000, irridentemente denominata come "Statuto del contribuente" e ogni settimana violata dai governi della Repubblica con decreti legge e regolamenti e circolari attuative; ingiusti infine, in quanto contrari al massimo delle prestazioni che qualunque ordinamento pubblico possa pretendere di richiedere a persone e famiglie, titolari di uno scudo immunitario offerto dal diritto naturale contro l'esosità dello Stato. Giulio Andreotti si è sdegnato per l'improntitudine con la quale Prodi ha preteso di indi- care al clero italiano la via fiscal-giustizialista alla Vita Eterna. E il senatore a vita ha ragione, visto che dottrina e magistero cristiani sono inequivocabilmente a difesa delle prerogative della persona, prima che dello Stato e delle sue ultronee pretese. Chiunque abbia dato un esame di storia del diritto tributario e degli ordinamenti fiscali, sa che sin dal primo Medio Evo Dio sta dalla parte del contribuente, contro le folli esazioni e spese dei monarchi. Scrive Papa Gregorio I nei suoi Dialoghi , nel 600 d.C. circa: «Di certo Dio punirà chiunque ripristinerà una vecchia tassa, poiché quello stesso giorno, il figlio dell'uomo che ripristinò l'imposta fondiaria prese la febbre e morì in capo a tre giorni». Nei Miracoli di san Benedetto scritto intorno all'875 d.C. da un monaco dell'abbazia di Fleury, si legge di continui interventi divini punitivi contro l'equivalente degli attuali vertici e dipendenti della nostrana Agenzia delle Entrate. Il primo diritto sancito formalmente in un ordinamento europeo allo sciopero fiscale contro lo Stato risale alla Carta di Parigi del 614 d.C., un trattato tra tre rivali per regnare allora alla testa dei Franchi, un testo nella cui scrittura i vescovi ebbero voce preponderante e che spesso viene considerato, a ragione, precursore della Magna Charta Libertatum. Così vi si legge, testualmente: «Ovunque sia stata iniquamente introdotta una nuova tassa che abbia spinto il popolo a ribellarsi, il caso verrà esaminato e il Re userà la grazia di abolirla». Si chiama exactio inaudita , nella storia fiscale europea, l'eccesso di tassazione contro la quale lo sciopero e la rivolta fiscale hanno di volta in volta dato vita alla monarchia costituzionale britannica, agli Stati Uniti d'America contro le pretese della Corona inglese, alla Rivoluzione Francese. Dio sta dalla parte del contribuente, non di Prodi. Per questo non una ma mille volte viva Andreotti e la sua astensione. E che il centrodestra rifletta davvero sullo sciopero fiscale: pubblico, di piazza e organizzato fino al punto da offrire assistenza legale a chi incorresse nelle sanzioni e nei roghi dei predicatori tassassini prodiani. Non siamo pazzi noi a sognarlo. Sono milioni di italiani esasperati, a non chiedere di meglio che politici capaci di organizzare davvero cose simili, invece di farsi i test antidroga con peli e salive.

Pubblicato da Libero

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giovedì 2 agosto 2007

Un reality per il PD - di Orso Di Pietra

Pannella si è incazzato, Di Pietro ha minacciato, Colombo si è ritirato. In pista per la segreteria del futuro Partito Democratico sono rimasti in sei. Ma messi insieme non riescono a farne uno buono. Nel senso che ognuno di loro pronuncia tante ma tante banalità che neppure a metterle una accanto all'altra si riesce a predisporre un qualsiasi programma. Adinolfi dice “ it's time to go”. Ma non spiega dove. La Bindi sostiene di sentirsi come Davide contro Golia ma senza fionda. E non chiarisce contro chi vorrebbe usarla. Piergiorgio Grawonski ammette che la sua è una sfida impossibile. Senza però precisare chi cavolo gliel'ha ordinata. Jacopo Gavazzoli propone un capitalismo più trasparente ed una sinistra liberale. E non si rende conto che si trova tra i sostenitori del capitalismo del familismo amorale e nella sinistra illiberale. Il giovane Letta chiede “libertà, mobilità e natalità”. Ma non aggiunge l'indispensabile (per la rima) paraponziponzipà . Ed infine, Veltroni s'impegna a costruire una Italia “nuova, unita, moderna e giusta”. Evidentemente in contrapposizione ai suoi avversari che invece la vorrebbero vecchia, disunita, antica ed ingiusta. Insomma, mettiamoci nei panni del popolo del Pd! Come scegliere il futuro segretario sulla base di simili coglionate che impediscono di comprendere sia i progetti, sia il valore dei singoli candidati? Di qui l'idea di abbandonare le primarie e passare al reality. Mettiamo i sei candidati nella casa del “Grande fratello”. Sottoponiamoli alle prove de “La fattoria”. Valutiamoli giorno dopo giorno come quelli del “L'isola dei famosi”. E lasciamo agli spettatori il compito di selezionare il migliore. A realizzare il programma ci potrebbe pensare Endemol. A metterlo in onda Mediaset. Tanto il Cavaliere è abituato a fare favori agli avversari!

Intervista a Daniele Capezzone su Confronto.it

L'intervista a cui si fa riferimento anche nell'articolo del Corriere.

http://www.confronto.it/

Capezzone, il politico della concretezza
di Emiliano Massimini

In pochi anni ha raggiunto obiettivi di primo livello: segretario del Partito Radicale, deputato, presidente di una importante Commissione parlamentare. In nome della libertà ha rivendicato il diritto al dissenso nei confronti della linea politica intrapresa dal suo partito. Perché non è riuscito a condizionarne le scelte?

“Io sono convinto che tantissimi appartenenti a quella meravigliosa comunità che è la comunità radicale seguiranno il mio percorso, il mio tentativo con il network decidere.net. Se ho accumulato un piccolo patrimonio di credibilità è perché ho cercato in tutto questo tempo di tenermi fuori dalle risse, dalle polemiche, dai battibecchi della politica e dei partiti, e perfino del mio partito, ed è per questo che ho provato a concentrarmi su cose concrete. Sono convinto che oggi in Italia un pezzo di opinione pubblica voglia avere risposte precise: abbassiamo le tasse sì o no, quando e di quanto; alziamo l’età pensionabile, sì o no, quando e di quanto. Vorrei che i politici rispondessero a queste cose concrete anziché perdersi nel loro teatrino politico che troppo spesso è respingente e in qualche caso anche repellente”.

Una intraprendenza politica, la sua, che ha generato “13 cantieri per una politica ad alta velocità”. Insomma, temi concreti sui quali cercare convergenze possibili. E’ soltanto la concretezza, quindi, il fine al quale può tendere il politico moderno?

“C’è un grande patrimonio di ideali, una grande prospettiva culturale che ciascuno dovrebbe provare ad animare. Oggi però credo sia giusto dire ai cittadini come la si pensa su sette, otto punti precisi. Io ritengo non sia credibile promettere la trasformazione del mondo in cinque anni di legislatura, ciò vale sia per l’uno che per l’altro schieramento. Io, ad esempio, sarò molto orgoglioso se alla fine di questa legislatura - che spero arrivi molto presto perché, ahimé, Governo e maggioranza stanno operando in modo assai negativo - potrò dire di aver portato a casa una legge trasversale, sostenuta dal centrodestra e anche da pezzi importanti di centrosinistra, che è quella per l’apertura immediata delle imprese. Si è tentato con questa legge di sburocratizzare, levando tutta la messe di autorizzazioni preventive che oggi ci vogliono. Se io potrò dire in un anno di legislatura di aver ottenuto questo risultato mi riterrò soddisfatto. Quanto ai tredici cantieri corrispondono proprio a questa logica: sono tredici proposte concrete in economia, sostenute da pezzi di mondo imprenditoriale, da tanti cittadini, da economisti, da opinionisti, da persone che si stanno organizzando in giro per l’Italia e su quello faremo un accordo. Io sono un parlamentare che è stato eletto nel centrosinistra ma da molti mesi non rinnovo la fiducia al Governo proprio perché ritengo che, a partire dalle questioni economiche e di politica estera, la linea stia diventando sempre meno accettabile”.

Cos’è il pensiero debole ed il relativismo etico?

“Io sono un laico un liberale e da questo punto di vista non farò l’atto d’ipocrisia di dire che la penso diversamente da come invece la penso. Sono convinto che un grande tema oggi, valido per l’economia come per le questioni di coscienza, sia l’allargamento della sfera della decisione individuale e privata rispetto alla sfera della decisione pubblica e collettiva. Noi usciamo da un secolo in cui le decisioni sono sempre state affidate ad un’entità diversa: lo Stato, il partito, il sindacato, la famiglia. Io vorrei invece che più decisioni fossero affidate al singolo, sia per ciò che riguarda il suo portafoglio sia per le sue scelte di coscienza. Da questo punto di vista, molto spesso io quando mi viene presentata una proposta mi chiedo se essa allarghi o restringa la sfera della decisione individuale. Per me è questo uno spartiacque concreto per la politica dei nuovi anni”.

Alexis de Tocqueville scriveva: “Il dispotismo, ma non la libertà, può fare a meno della religione. La religione è molto più necessaria nella Repubblica che in ogni altra forma di governo.”. Cosa ne pensa?

“Tocqueville nel suo fantastico viaggio in America ci ha raccontato di come un paese possa essere straordinariamente pervaso di sentimento religioso ed al tempo stesso straordinariamente laico nelle sue istituzioni. L’America è nata così ed è rimasta tale. Ciascuno, non solo professa le sue convinzioni, ma quelle stesse convinzioni vivono nella realtà sociale, nell’associazionismo, nella politica ma anche nell’impegno senza privilegi. Non è necessario che si assumano forme concordatarie o l’otto per mille. Da questo punto di vista vale per i padri fondatori degli Stati Uniti e vale per i politici di oggi: nessuno proporrebbe commistioni tra Stato e chiese. Anche e in primo luogo nell’interesse della Chiesa e del sentimento religioso. Nel partito repubblicano americano convivono quelli della Bible belt e, finché non è mancato, Milton Friedman, grande economista liberista ma anche libertario. Nel Partito Democratico c’è il reverendo Jessie Jakson e il ‘dissoluto’ Bil Clinton. A me piacerebbe che dentro gli schieramenti ci fossero queste realtà aperte. Oggi il centrodestra che io preferisco nel mondo è fatto dal Partito repubblicano americano con Rudolph Giuliani, l’Inghilterra con Cameron, la Francia con Sarkozy, la Spagna con Aznar. Sono tutti schieramenti che, non solo dal punto di vista economico e di politica estera ma anche su scelte di coscienza, sono largamente preferibili a Rosy Bindi e alla Pollastrini”.

Lei parla di un centrodestra nel mondo. In Italia, il Centrodestra, qualora esprimesse Gianfranco Fini come candidato alla poltrona di Sindaco di Roma, avrebbe il suo appoggio?

“Gianfranco Fini è un leader che ha fatto delle cose importantissime in questi anni. In particolare un leader politico va giudicato per il cammino faticoso che ha intrapreso, un cammino costoso, difficile anche all’interno della comunità di appartenenza. Oggi in politica estera Gianfranco Fini e Andrea Ronchi esprimono posizioni avanzatissime sul piano di una linea occidentale, attenta agli Stati Uniti e ad Israele. Una linea attenta alla promozione globale della democrazia. In economia c’è una linea liberale molto forte dentro Alleanza Nazionale. Anche sulle riforme istituzionali mi sento in grande sintonia. Infine, abbiamo lavorato insieme sul fronte referendario per avere un sistema ben centrato su due, tre partiti non sui quaranta partiti attuali. Io immagino, quindi, che su queste cose concrete sarà possibile avere una forte convergenza. Credo anche che oggi Alleanza Nazionale proponga la via giusta quando suggerisce al centrodestra di non rimanere uguale a se stesso. Sono convinto che questo appartenga al sentire di tanti di Forza Italia e di tanti di altri partiti. Se il centrosinistra è in difficoltà, il centrodestra non deve cullarsi su quelle difficoltà e pensare di potersi ripresentare del tutto uguale a se stesso. E’ importante, invece, un cambiamento, come dice bene Alleanza Nazionale ma anche molti in Forza Italia. Occorre non ripresentarsi con le foto ingiallite di cinque o dieci anni fa. Cambiamento anche nei contenuti: dare al Paese alcune proposte concrete e non le 280 pagine dell’ Unione”.

Quindi darebbe il suo appoggio se Fini si candidasse a Sindaco di Roma.

“Lo vedremo, ma ad oggi la cosa importante è la convergenza politica su alcuni contenuti. Se vi sarà quella io sarò entusiasta di poter lavorare insieme, ripeto, con chi condividerà quegli obiettivi concreti. Io vedo oggi tanta possibilità di cammino comune con AN. Nel luglio scorso sono stato proprio con Andrea Ronchi ad un importante evento di giovani universitari del suo partito: abbiamo cominciato a ragionare su questioni concrete. Secondo me c’è un cammino importante da fare. Chi vivrà vedrà. Vedremo se e quale sarà il seguito ma io sono fiducioso: fare un buon cammino insieme partendo dalle cose concrete”.

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mercoledì 1 agosto 2007

FISCO: CAPEZZONE, LE OMELIE? ALLIBITO DA PAROLE PRODI

(ANSA) - ROMA, 1 AGO - "Sono francamente allibito per le
dichiarazioni di Romano Prodi sulla necessità di omelie-anti
evasione. Il Premier pensi piuttosto a ridurre le tasse": lo
afferma Daniele Capezzone, promotore di Decidere.net, presidente
della commissione Attività produttive della Camera.
"In Italia siamo all'emergenza fiscale anche a causa del
ticket Prodi-Visco. L'aspetto più paradossale dell'ultimo Dpef
é proprio il carattere minuscolo (e quindi ridicolo) della
riduzione fiscale prevista per la prossima finanziaria: appena
lo 0,2%!! Occorre, invece, una scossa: ed è per questo che
Decidere.net propone, in cinque anni, il passaggio ad una tassa
piatta del 20%, pagabile con una riduzione della spesa pubblica
dello 0,4% l'anno. Insomma, la rivoluzione fiscale sarebbe
possibile. E invece - conclude - stiamo qui ad attardarci su
dibattiti lunari...".
(ANSA).

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Quando ci vuole ci vuole:

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