Il Corsivo di Gabriele Cazzulini: A bocca aperta.
A bocca aperta
In silenzio. A rileggere gli ultimi messaggi c'è da restare a boccaaperta, con gli occhi sbarrati nel vuoto e una vocina in stereofoniadal cervello e dalla coscienza che bisbiglia: siamo ritornatiall'asilo? Risposta tra il dubbioso e l'ironico: forse non ne siamomai usciti. Anzi: togliamo il forse. Come i fanciulli nell'intervallotra la lezione sull'alfabeto e quella sulle bella calligrafia, cimettiamo a giocare con le figurine dei nostri beniamini. Chi è piùforte? Chi è più bello? Capezzone o gli altri? Ci stiamo azzuffandosui nostri stessi politici. Se questa aspira ad esser ela crema dellacoscienza "lib", allora mi pare un po' acidula. Niente di grave. E' lasolita botta di nanismo che tormenta da intere generazioni la politicaitaliana. Più piccoli sono, più diventano Caino e Abele. Meno male cheera la sinistra a dividersi. Quale esempio stiamo offrendo? Lo stessosquallore. Quattro gatti in lite per una lisca di pesce. Abbiamotredici punti che ci sembrano i dieci comandamenti. Ma al posto di unpatriarca abbiamo quello che offre oggi il mercato: una combriccola dipolitici italiani. Purtroppo questa decaduta aristocrazia èaccompagnata da una corte dei miracoli col vizio di criticare in modocaustico proprio i suoi beniamini. Masochismo personale; della seriefacciamoci del male per fare del bene ai nostri avversari. Il bello èche questi litigi non corrono tra proposte alternative, tra progetti,ipotesi, soluzioni. Queste qui sono soltanto beghe. Stiamo impalati aversare inchiostro per dire che il mio beniamino è meglio del tuo.Questa smania di demonizzare e beatificare non porta da nessuna parte.Anzi: è la corsia preferenziale per l'autodistruzione. Ma in giro cisono già troppi finti martiri. Sono gli effetti perversi dellapersonalizzazione della politica. Quando gli occhi sono puntati sulleader, piccolo o grande, i temi cadono sullo sfondo. Il leader èfacile da gestire, attira l'attenzione, è un uomo in carne e ossa.Esaminare i problemi è un'impresa difficile perché richiede costanza ecompetenza. E' molto più gustoso guardare in tivù le esibizioni deileaders e poi chiosare su chi aveva il vestito più elegante o chi l'hasparata più grossa. La politica è spettacolo, quindi diamo spettacolopure noi sfogando rabbia, invidia e servilismo. Un trittico di grandivirtù per questa politica e per chi cerca di emulare questi politici.In queste condizioni vorrei sapere come condurre una qualunquebattaglia politica quando le battaglie le facciamo contro noi stessi.Ci proviamo a lavorare per un obiettivo e non solo pro o contro unapersona? Roba semplice, al confine con la banalità. C'è quasi davergognarsi a metterla per iscritto. Sarebbe anche cosa degna di unacoscienza politica matura quella di saper formulare giudizi di valoresui politici e poi trarre le conseguenze per se stesso. Un leader hatoppato? Cambiatelo pure, ma senza voler far cambiare idea agli altri.Salire in cattedra è facile. Ma i professori non fanno la politica. Silimitano a chiosarla. Fare le pulci ai politici, esibendosi in sterilie petulanti critiche, è come parlare di sesso quando si è ancoravergine. Niente di male; però fare davvero l'amore è tutta un'altra cosa
In silenzio. A rileggere gli ultimi messaggi c'è da restare a boccaaperta, con gli occhi sbarrati nel vuoto e una vocina in stereofoniadal cervello e dalla coscienza che bisbiglia: siamo ritornatiall'asilo? Risposta tra il dubbioso e l'ironico: forse non ne siamomai usciti. Anzi: togliamo il forse. Come i fanciulli nell'intervallotra la lezione sull'alfabeto e quella sulle bella calligrafia, cimettiamo a giocare con le figurine dei nostri beniamini. Chi è piùforte? Chi è più bello? Capezzone o gli altri? Ci stiamo azzuffandosui nostri stessi politici. Se questa aspira ad esser ela crema dellacoscienza "lib", allora mi pare un po' acidula. Niente di grave. E' lasolita botta di nanismo che tormenta da intere generazioni la politicaitaliana. Più piccoli sono, più diventano Caino e Abele. Meno male cheera la sinistra a dividersi. Quale esempio stiamo offrendo? Lo stessosquallore. Quattro gatti in lite per una lisca di pesce. Abbiamotredici punti che ci sembrano i dieci comandamenti. Ma al posto di unpatriarca abbiamo quello che offre oggi il mercato: una combriccola dipolitici italiani. Purtroppo questa decaduta aristocrazia èaccompagnata da una corte dei miracoli col vizio di criticare in modocaustico proprio i suoi beniamini. Masochismo personale; della seriefacciamoci del male per fare del bene ai nostri avversari. Il bello èche questi litigi non corrono tra proposte alternative, tra progetti,ipotesi, soluzioni. Queste qui sono soltanto beghe. Stiamo impalati aversare inchiostro per dire che il mio beniamino è meglio del tuo.Questa smania di demonizzare e beatificare non porta da nessuna parte.Anzi: è la corsia preferenziale per l'autodistruzione. Ma in giro cisono già troppi finti martiri. Sono gli effetti perversi dellapersonalizzazione della politica. Quando gli occhi sono puntati sulleader, piccolo o grande, i temi cadono sullo sfondo. Il leader èfacile da gestire, attira l'attenzione, è un uomo in carne e ossa.Esaminare i problemi è un'impresa difficile perché richiede costanza ecompetenza. E' molto più gustoso guardare in tivù le esibizioni deileaders e poi chiosare su chi aveva il vestito più elegante o chi l'hasparata più grossa. La politica è spettacolo, quindi diamo spettacolopure noi sfogando rabbia, invidia e servilismo. Un trittico di grandivirtù per questa politica e per chi cerca di emulare questi politici.In queste condizioni vorrei sapere come condurre una qualunquebattaglia politica quando le battaglie le facciamo contro noi stessi.Ci proviamo a lavorare per un obiettivo e non solo pro o contro unapersona? Roba semplice, al confine con la banalità. C'è quasi davergognarsi a metterla per iscritto. Sarebbe anche cosa degna di unacoscienza politica matura quella di saper formulare giudizi di valoresui politici e poi trarre le conseguenze per se stesso. Un leader hatoppato? Cambiatelo pure, ma senza voler far cambiare idea agli altri.Salire in cattedra è facile. Ma i professori non fanno la politica. Silimitano a chiosarla. Fare le pulci ai politici, esibendosi in sterilie petulanti critiche, è come parlare di sesso quando si è ancoravergine. Niente di male; però fare davvero l'amore è tutta un'altra cosa
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