Un reality per il PD - di Orso Di Pietra
Pannella si è incazzato, Di Pietro ha minacciato, Colombo si è ritirato. In pista per la segreteria del futuro Partito Democratico sono rimasti in sei. Ma messi insieme non riescono a farne uno buono. Nel senso che ognuno di loro pronuncia tante ma tante banalità che neppure a metterle una accanto all'altra si riesce a predisporre un qualsiasi programma. Adinolfi dice “ it's time to go”. Ma non spiega dove. La Bindi sostiene di sentirsi come Davide contro Golia ma senza fionda. E non chiarisce contro chi vorrebbe usarla. Piergiorgio Grawonski ammette che la sua è una sfida impossibile. Senza però precisare chi cavolo gliel'ha ordinata. Jacopo Gavazzoli propone un capitalismo più trasparente ed una sinistra liberale. E non si rende conto che si trova tra i sostenitori del capitalismo del familismo amorale e nella sinistra illiberale. Il giovane Letta chiede “libertà, mobilità e natalità”. Ma non aggiunge l'indispensabile (per la rima) paraponziponzipà . Ed infine, Veltroni s'impegna a costruire una Italia “nuova, unita, moderna e giusta”. Evidentemente in contrapposizione ai suoi avversari che invece la vorrebbero vecchia, disunita, antica ed ingiusta. Insomma, mettiamoci nei panni del popolo del Pd! Come scegliere il futuro segretario sulla base di simili coglionate che impediscono di comprendere sia i progetti, sia il valore dei singoli candidati? Di qui l'idea di abbandonare le primarie e passare al reality. Mettiamo i sei candidati nella casa del “Grande fratello”. Sottoponiamoli alle prove de “La fattoria”. Valutiamoli giorno dopo giorno come quelli del “L'isola dei famosi”. E lasciamo agli spettatori il compito di selezionare il migliore. A realizzare il programma ci potrebbe pensare Endemol. A metterlo in onda Mediaset. Tanto il Cavaliere è abituato a fare favori agli avversari!


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