Sulle tasse non molliamo: Dio è con noi
di OSCAR GIANNINO
Giulio Andreotti si è astenuto - in Senato è come votare contro - sulla fiducia al decreto del governo che ha chiuso l'agenda politica prima delle ferie. Lo ha fatto per protestare contro il premier, Romano Prodi, che ha invocato parroci e sacerdoti tonanti dai pulpiti, per far pagare con miglior animo l'ondata di tasse decretata dall'attuale governo. E di fronte a questo, noi per una volta prorompiamo in un grido: viva Andreotti! E anche se sappiamo bene che al senatore a vita non piacerebbe affatto, nel nostro grido di giubilo lo accomuniamo addirittura al da lui non troppo amato coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli. Il quale, ieri, in replica alla lettera al Corriere della sera nella quale Prodi ha evocato san Paolo per indicare come preciso e ineludibile dovere del buon cristiano quello di ottemperare anche ai dettami del più lazzarone dei governi, è prorotto in un grido che per noi è sacro: sciopero fiscale! Magari, a giudizio personale di chi scrive, il centrodestra avesse imboccato da mesi e con decisione tale via: perchè lo sciopero fiscale non è affatto l'evasione di massa che graverebbe come tara genetica su un terzo degli italiani, secondo la tiritera quotidiana di Prodi e Visco, per i quali le decine di miliardi di spesa aggiuntiva da loro disposti non potranno essere intaccati sinchè la piaga evasiva non verrà debellata. E altri cento miliardi - cento miliardi di euro! - è ciò che testualmente Visco ha indicato alle Camere nella sua ultima audizione, come il maltolto che il governo intenderebbe recuperare. No, diciamo e ripetiamo perché sia chiaro anche al più legalitario e scrupoloso osservante della legge tra voi lettori: lo sciopero fiscale non ha nulla a che vedere con l'evasione come autodifesa individuale, celebrata poco elegantemente al riparo del rapporto col proprio commercialista occultando all'amministrazione tributaria cespiti e proventi. No. Lo sciopero fiscale è una manifestazione pubblica, della volontà di buoni contribuenti di non sottostare oltre a prelievi considerati incostituzionali in quanto lesivi dell'articolo 23 e 53 della nostra Costituzione; illegali in quanto in violazione della legge 212 del 2000, irridentemente denominata come "Statuto del contribuente" e ogni settimana violata dai governi della Repubblica con decreti legge e regolamenti e circolari attuative; ingiusti infine, in quanto contrari al massimo delle prestazioni che qualunque ordinamento pubblico possa pretendere di richiedere a persone e famiglie, titolari di uno scudo immunitario offerto dal diritto naturale contro l'esosità dello Stato. Giulio Andreotti si è sdegnato per l'improntitudine con la quale Prodi ha preteso di indi- care al clero italiano la via fiscal-giustizialista alla Vita Eterna. E il senatore a vita ha ragione, visto che dottrina e magistero cristiani sono inequivocabilmente a difesa delle prerogative della persona, prima che dello Stato e delle sue ultronee pretese. Chiunque abbia dato un esame di storia del diritto tributario e degli ordinamenti fiscali, sa che sin dal primo Medio Evo Dio sta dalla parte del contribuente, contro le folli esazioni e spese dei monarchi. Scrive Papa Gregorio I nei suoi Dialoghi , nel 600 d.C. circa: «Di certo Dio punirà chiunque ripristinerà una vecchia tassa, poiché quello stesso giorno, il figlio dell'uomo che ripristinò l'imposta fondiaria prese la febbre e morì in capo a tre giorni». Nei Miracoli di san Benedetto scritto intorno all'875 d.C. da un monaco dell'abbazia di Fleury, si legge di continui interventi divini punitivi contro l'equivalente degli attuali vertici e dipendenti della nostrana Agenzia delle Entrate. Il primo diritto sancito formalmente in un ordinamento europeo allo sciopero fiscale contro lo Stato risale alla Carta di Parigi del 614 d.C., un trattato tra tre rivali per regnare allora alla testa dei Franchi, un testo nella cui scrittura i vescovi ebbero voce preponderante e che spesso viene considerato, a ragione, precursore della Magna Charta Libertatum. Così vi si legge, testualmente: «Ovunque sia stata iniquamente introdotta una nuova tassa che abbia spinto il popolo a ribellarsi, il caso verrà esaminato e il Re userà la grazia di abolirla». Si chiama exactio inaudita , nella storia fiscale europea, l'eccesso di tassazione contro la quale lo sciopero e la rivolta fiscale hanno di volta in volta dato vita alla monarchia costituzionale britannica, agli Stati Uniti d'America contro le pretese della Corona inglese, alla Rivoluzione Francese. Dio sta dalla parte del contribuente, non di Prodi. Per questo non una ma mille volte viva Andreotti e la sua astensione. E che il centrodestra rifletta davvero sullo sciopero fiscale: pubblico, di piazza e organizzato fino al punto da offrire assistenza legale a chi incorresse nelle sanzioni e nei roghi dei predicatori tassassini prodiani. Non siamo pazzi noi a sognarlo. Sono milioni di italiani esasperati, a non chiedere di meglio che politici capaci di organizzare davvero cose simili, invece di farsi i test antidroga con peli e salive.
Pubblicato da Libero
Giulio Andreotti si è astenuto - in Senato è come votare contro - sulla fiducia al decreto del governo che ha chiuso l'agenda politica prima delle ferie. Lo ha fatto per protestare contro il premier, Romano Prodi, che ha invocato parroci e sacerdoti tonanti dai pulpiti, per far pagare con miglior animo l'ondata di tasse decretata dall'attuale governo. E di fronte a questo, noi per una volta prorompiamo in un grido: viva Andreotti! E anche se sappiamo bene che al senatore a vita non piacerebbe affatto, nel nostro grido di giubilo lo accomuniamo addirittura al da lui non troppo amato coordinatore delle segreterie della Lega, Roberto Calderoli. Il quale, ieri, in replica alla lettera al Corriere della sera nella quale Prodi ha evocato san Paolo per indicare come preciso e ineludibile dovere del buon cristiano quello di ottemperare anche ai dettami del più lazzarone dei governi, è prorotto in un grido che per noi è sacro: sciopero fiscale! Magari, a giudizio personale di chi scrive, il centrodestra avesse imboccato da mesi e con decisione tale via: perchè lo sciopero fiscale non è affatto l'evasione di massa che graverebbe come tara genetica su un terzo degli italiani, secondo la tiritera quotidiana di Prodi e Visco, per i quali le decine di miliardi di spesa aggiuntiva da loro disposti non potranno essere intaccati sinchè la piaga evasiva non verrà debellata. E altri cento miliardi - cento miliardi di euro! - è ciò che testualmente Visco ha indicato alle Camere nella sua ultima audizione, come il maltolto che il governo intenderebbe recuperare. No, diciamo e ripetiamo perché sia chiaro anche al più legalitario e scrupoloso osservante della legge tra voi lettori: lo sciopero fiscale non ha nulla a che vedere con l'evasione come autodifesa individuale, celebrata poco elegantemente al riparo del rapporto col proprio commercialista occultando all'amministrazione tributaria cespiti e proventi. No. Lo sciopero fiscale è una manifestazione pubblica, della volontà di buoni contribuenti di non sottostare oltre a prelievi considerati incostituzionali in quanto lesivi dell'articolo 23 e 53 della nostra Costituzione; illegali in quanto in violazione della legge 212 del 2000, irridentemente denominata come "Statuto del contribuente" e ogni settimana violata dai governi della Repubblica con decreti legge e regolamenti e circolari attuative; ingiusti infine, in quanto contrari al massimo delle prestazioni che qualunque ordinamento pubblico possa pretendere di richiedere a persone e famiglie, titolari di uno scudo immunitario offerto dal diritto naturale contro l'esosità dello Stato. Giulio Andreotti si è sdegnato per l'improntitudine con la quale Prodi ha preteso di indi- care al clero italiano la via fiscal-giustizialista alla Vita Eterna. E il senatore a vita ha ragione, visto che dottrina e magistero cristiani sono inequivocabilmente a difesa delle prerogative della persona, prima che dello Stato e delle sue ultronee pretese. Chiunque abbia dato un esame di storia del diritto tributario e degli ordinamenti fiscali, sa che sin dal primo Medio Evo Dio sta dalla parte del contribuente, contro le folli esazioni e spese dei monarchi. Scrive Papa Gregorio I nei suoi Dialoghi , nel 600 d.C. circa: «Di certo Dio punirà chiunque ripristinerà una vecchia tassa, poiché quello stesso giorno, il figlio dell'uomo che ripristinò l'imposta fondiaria prese la febbre e morì in capo a tre giorni». Nei Miracoli di san Benedetto scritto intorno all'875 d.C. da un monaco dell'abbazia di Fleury, si legge di continui interventi divini punitivi contro l'equivalente degli attuali vertici e dipendenti della nostrana Agenzia delle Entrate. Il primo diritto sancito formalmente in un ordinamento europeo allo sciopero fiscale contro lo Stato risale alla Carta di Parigi del 614 d.C., un trattato tra tre rivali per regnare allora alla testa dei Franchi, un testo nella cui scrittura i vescovi ebbero voce preponderante e che spesso viene considerato, a ragione, precursore della Magna Charta Libertatum. Così vi si legge, testualmente: «Ovunque sia stata iniquamente introdotta una nuova tassa che abbia spinto il popolo a ribellarsi, il caso verrà esaminato e il Re userà la grazia di abolirla». Si chiama exactio inaudita , nella storia fiscale europea, l'eccesso di tassazione contro la quale lo sciopero e la rivolta fiscale hanno di volta in volta dato vita alla monarchia costituzionale britannica, agli Stati Uniti d'America contro le pretese della Corona inglese, alla Rivoluzione Francese. Dio sta dalla parte del contribuente, non di Prodi. Per questo non una ma mille volte viva Andreotti e la sua astensione. E che il centrodestra rifletta davvero sullo sciopero fiscale: pubblico, di piazza e organizzato fino al punto da offrire assistenza legale a chi incorresse nelle sanzioni e nei roghi dei predicatori tassassini prodiani. Non siamo pazzi noi a sognarlo. Sono milioni di italiani esasperati, a non chiedere di meglio che politici capaci di organizzare davvero cose simili, invece di farsi i test antidroga con peli e salive.
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Etichette: andreotti, decideregenova, giannino, marcia sulle tasse


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